“Storia di un uomo” di Mariano Fontaine, Cristiano Mastrangeli, Robin editore. A cura di Chiara Monina

Mariano Fontaine, classe 1921 è il protagonista di questa storia che ci porta indietro nel tempo, agli anni della seconda guerra mondiale.

Alla vigilia del Natale del 1941, aveva vent’anni ed era l’autista del Corpo d’Armata Autotrasportabile.

Il lavoro di Mariano si concentra la sera, quando avvengono gli spostamenti; nel pomeriggio si caricano sui camion munizioni, posta, cibo, pezzi di ricambio e poi si parte.

Siamo in Russia, nel bel mezzo della cosiddetta “Campagna di Russia”, dove gli inverni sono veramente glaciali e le temperature così basse, che se ogni parte del corpo non rimanesse ben coperta, ci si congelerebbe all’istante.

Mariano viene da Napoli, dove oltre alla sua bella città ha lasciato la sua famiglia, insieme alle cose quotidiane come l’odore della pizza appena sfornata e il caffè servito in una tazzina bollente.

Ha una forte nostalgia del mare e della sua brezza e di sua maestà il Vesuvio, malinconicamente imperioso, che sovrastava cose e persone, miseria e nobiltà.

Si ritrova in una terra sconosciuta, straniera, spesso ricoperta da neve, bufere e con un sottofondo sonoro caratterizzato dall’urlo del vento.

Durante la guerra, si vive in un perenne stato di tensione tra mille paure, come le imboscate nemiche, la morsa del gelo e quella di non riuscire a rivedere la propria famiglia.

Il momento più intimo e carico di sentimento è quando si legge la posta, che descrive la vita quotidiana che continua a scorrere in famiglia, tra gli amici ed i parenti.

Questo per i soldati è un momento necessario per andare avanti e sopravvivere nonostante l’inferno che si scatenava intorno.

Mariano descrive la vita tra i contadini russi, che, per il tuo stato sono da considerare nemici, mentre sono persone come te, catapultate per caso in una guerra non desiderata.

Come si può uccidere semplicemente perché qualcuno ti ha detto che è un nemico?

Un dubbio amletico che mi sarei portato dietro per l’intera vita.

Durante i vari spostamenti, incontra la famiglia di Dimitri, che vive con le figlie Ivana e Tatiana; vivono insieme in un’isba, tipica abitazione rustica russa, costruita con tavole di legno.

“Non ci volle molto per fare amicizia con i contadini russi, meglio noti come muzik”.

Da Dimitri apprende il gioco degli scacchi, dalla bella Ivana, l’arte dell’amore e dei sentimenti profondi.

Quei sentimenti che seppur per un tempo fugace rimangono impressi nel cuore, lasciando un ricordo indelebile per tutta la vita.

E grazie ai quali il protagonista riesce a superare i momenti più difficili di quel periodo di guerra.

Inoltre riesce a sopportare i giorni più duri lontano da casa, anche grazie al suo carattere forgiato nei quartieri di Napoli, dove aveva appreso come sopravvivere, dall’arte dell’arrangiarsi.

“All’epoca, se volevi sopravvivere e non eri ricco, forte o cattivo, dovevi farti furbo. E non credo che oggi le cose siano molto cambiate”.

I soldati, suoi colleghi, sono persone modeste, contadini che portano al pascolo gli animali e la domenica si recano alla messa per vedere la ragazza di cui sono infatuati, con cui si scambiano solo uno sguardo.

Sono stati chiamati a combattere una guerra che non hanno voluto e che con tutta la sua ferocia, è “l’umiliazione più grande che l’uomo fa a se stesso, in qualità di essere pensante.

Quando partivano gli attacchi “vedevo soltanto lampi repentini che squarciavano le tenebre: proiettili che sibilano ovunque”.

Il racconto delle memorie di Mariano, una volta rientrato dal fronte, proseguono con la descrizione della fine della guerra e del successivo dopoguerra.

La sua vita è andata avanti, coronata da un matrimonio, i figli, un lavoro stabile e sicuro, di pari passo alla vita politica italiana anch’essa in continua evoluzione.

Come scrive il nostro protagonista, il suo racconto potrebbe essere lo stesso dei nostri nonni e la descrizione di ciò che ha visto ed è stato, deve servire a non ripetere più gli stessi errori.

“Il ricordo è memoria, la memoria è la Storia. La nostra storia è quella di un popolo, di tutti i popoli”.

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