La rubrica politica, società e costume presenta “Attrezzare la cantina”. A cura di Alfredo Betocchi

Questo articolo è dedicato a chi, fra gli amici del Blog possiedono una cantina, uno spazio sotto casa, al massimo un minuscolo garage o un microscopico ripostiglio, visto e considerato che le case moderne difettano di spazio.

Bene, cosa farne? Per gli amanti della letteratura potrebbe essere una preziosa biblioteca segreta nella quale “nascondere” i testi più amati o riviste da tenere segrete (collezione di Playboy?).

Per coloro che sono collezionisti di ogni genere di oggetti, dalle bottigliette mignon di profumi alle automobiline, alle bamboline o alle sorpresine degli ovini Kinder, un luogo nascosto ed esclusivo è perfetto.

…ma penso che la parola “cantina” vi abbia suggerito soprattutto un deposito impagabile di vecchie bottiglie di vino da collezione.

Così, intanto, vi do qualche piccolo consiglio:

il luogo dev’essere fresco, asciutto e abbastanza arieggiato. Fate in modo che sulla porta vi sia una finestrina che faccia circolare aria pulita.

Controllate che non vi sia umidità nel fondo del locale, in tal caso provvedete a risanare.

Potete isolare le pareti con un rivestimento impermeabile, tipo fogli di plastica, piombo o feltro bitumato.

Evitate di affastellare oggetti di svariato uso posti in un caotico disordine. Dopo qualche tempo sarà impossibile da districare, pena il gettare via tutto senza pietà.

Altro importante accorgimento è la luce. E’ importante che la cantina rimanga sempre in penombra, le evetuali finestre dovrebbero avere gli scuri e che la luce, naturale o artificiale sia tenue, mai violenta (aborrite anche voi la violenza?) né diretta.

Ed eccoci all’operazione più piacevole: sistemare le adorate bottiglie di vino secondo un criterio intelligente.

Come tutti sanno ( ma perchè lo scrivo?) il vino viene consevato in bottiglie.

Avete mai visto cantine che conservano i vini da tavola in cartoni?

Ovviamente il vino è destinato a essere bevuto, ma non è sempre vero.

Negli anni ’50 del secolo scorso, fu trovata nei ghiacci del Polo Nord un galeone spagnolo del ‘700 perdutosi tra i ghiacci. Oltre agli scheletri dei poveri marinai morti dal freddo, (lo scheletro del capitano fu trovato seduto alla scrivania suo ufficio e il timoniere incatenato al timone, visione raccapricciante!).

Beh, nella stiva furono trovate centinaia di bottiglie di ottimo vino, dal Rioja allo Sherry ispanico. Ma dico, che bisogno c’era di andare fino al Polo Nord per rinfrescare il vino? Però pare che il vino sia stato ancora buono.

Sin dall’antichità il vino veniva conservato in appositi contenitore, di terracotta o legno. Nel Medioevo esistevano delle botti grandi che nemmeno vi immaginate.

A Gubbio, per esempio, salendo per un’erta via verso il Duomo e il Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro, vedrete a sinistra dentro un’enorme cantina, una gigantesca botte di rovere che contemeva ben 20.124 litri, frutto dei guadagni dei canonici del Duomo nei loro campi. Ogni anno i contadini portavano una parte del vino che ricavavano dalle vigne per riempire la botte. Non si può dire che i monaci fossero astemi!

Oggi il vino viene conservato in bottiglie, bottiglioni e fiaschi di varie dimensioni.

Ovviamente il vino è destinato alla tavola, tuttavia ci sono vini che prima di essere consumati vanno fatti “invecchiare”, mentre altri no.

Le bottiglie dedicati al consumo vanno messe verticali mentre quelle per l’invecchiamento devono essere disposte orizzontalmente, sia che siano di vino bianco o rosso.

I rossi più pregiati andrebbero fatti riposare su un “letto” di sabbia secca e sottile. Motivo è che il tappo a contatto col vino non si secca e quindi non si restringe, impedendo così il passaggio di troppa aria.

Potete scegliere le scaffalature che vi piacciono di più, orizzontali, verticali e perfino a losanghe. Ma state attenti, mettete sempre in alto i rossi e in basso i bianchi per questione di temperatura.

Spero di aver chiarito un poco le idee a coloro che sono appassionati di cantine o che si accingono a attrezzarne una.

PROSIT!

***

L’autore dell’articolo ha pubblicato i seguenti romanzi: “L’Orologio della torre antica”; “La maga Tara”; “Selina, l’ultima strega”, “Ramesse XI” e “Aquileia in fiamme”.

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