“Il re della piadina” di Raffaella Bossi, Edizioni Il vento antico . A cura di Alessandra Micheli

Avevo davvero bisogno di staccare dai miei libri preferiti, quelli in cui si sviscera il male, lo si circoscrive (almeno a livello letterario ) e lo si affronta.

E cosi in mezzo a morti male (come dico sempre io) a zombie, a esseri provenienti dai regni dimensionali di Chtulu, ho deciso di leggere il re della piadina.

Anche perché al termine piadina le mie papille gustative hanno fatto una capriola di gioia.

Almeno leggere gli ingredienti di un piatto italico cosi delizioso, che ahimè la mia feroce nutrizionista pare non concedermi ( chissà per quale arcano motivo), sarebbe stato comunque un giubili.

Quindi lo ammetto, trascinata dalla gola, immaginando regni di carboidrati, laghi di Squacquerone, colline di parma, mi sono immersa in questo libro.

Che è..straordinario.

Non ci sono altri aggettivi per definirlo.

Straordinario per la sua complessa semplicità, per quel messaggio finalmente fori dagli schemi che è capace di usare la storia d’amore per descriverci un altro approccio alla vita.

Noi siamo, mai come oggi, attratti dal successo e dalle luci della ribalta. Vogliamo tutto e subito senza il gusto dell’attesa.

Desideriamo l’apparenza capace di nascondere sotto uno strato di strass, le nostre dolorose ferite.

Perché in fondo oggi la società bandisce la sofferenza come il male peggiore, come l’orrore abissale il peggiore nel quale l’affranto uomo possa mai cadere.

Senza più rialzarci.

E’ oramai sulla bocca di tutti o sui testi per dirla in modo post moderno, l’idea che quell’abisso possa corrompere l’uomo molto più subdolamente che il nostro benamato Belzebù con tanto di corna e odori sulfurei.

E cosi anche il demone della cupidigia e del vizio si ritrae da noi con gli occhi bassi, affranto perché l’essere nato dal respiro di dio ha scordato il potere rigenerativo del dolore.

Ecco come siamo messi.

Libri che esaltano una perfezione plastificata, sorrisi immoti e inquietanti, molto più dei ghigni di Belzebù ( tranquillo caro demone a me fai sempre paura, quindi sorridi e smetti di tenere il broncio).

Libri che raccontano come il vero destino dell’uomo è brillare come un led perennemente acceso.

E’ di raggiungere a ogni costo la cima della montagna, non tanto per ammirare il panorama dall’alto quanto per farsi un selfie stantio e dire io ci sono.

Ecco cosa succede.

L’ansia di successo equivale a definirsi.

Immaginate, dunque con questo scenario la mia emozione davanti alla…naturalezza non solo della scrittura ma della storia.

Ironica, delirante quanto basta e ferocemente contro ogni cliché.

Nella protagonista che è una donna che si ha successo, ma lo vive quasi come un elemento e neppure cosi predominante del suo meraviglioso arazzo: una vita intensa tra figli, cani, affetti e persino…unite udite, sofferenza.

E ragazzi miei, chi è il folle idiota che vi ha detto che, a ogni ferita rischiate di mettere a repentaglio il vostro equilibrio psichico?

Io vi rassicuro.

Voi siete già pazzi.

E il dolore non fa altro che raddrizzarvi.

Persino aprire quei begli occhioni cisposi e addormentati.

Quindi buttate all’aria questi falsi guru e iniziate a usare OGNI dolore come la chiave per rinascere.

Basta fare le mammolette.

Una tristezza vissuta con leggerezza come facente parte del pacchetto vacanze chiamato vita.

E l’amore?

Lei lo cerca ma cerca la sostanza.

Radici forti e ben piantate a terra.

Forti come gli alberi da ciliegio capaci di affrontare un devastante inverno per rinascere a primavera.

Brulla come la terra che per dare frutto deve essere lavorata con amore. Gustoso come appunto la piadina calda ricca di formaggio cremoso goduria e vero orgasmo per i sensi.

E libero, cosi come è libero il vento, libero di esprimersi fuori dagli schemi e dalle stupide convenzioni di noi umani.

Il re della piadina diventa una sorta di manuale di vita.

Non insegna a sopravvivere ma a esistere appieno con la sola forza dell’anima, quella che oggi grida di rabbia perché ingabbiata in tanti troppi legacci.

E allora spero con il cuore che il vero romanticismo prenda finalmente piede: è nella meraviglia di occhi che ti guardano, come se fossi un miracolo, anche se inizi a sputare noccioli di ciliegia attorno a te, come se fossi un lama.

E ti amano e ti sostengono anche nelle peggiori condizioni estetiche.

Grazie Raffaella.

Dal profondo del cuore.

Perché libri che parlano di vita, di vento, di terra e persino di fango sono troppo, troppo rari.

A proposito.

Sappiate che il mio stomaco ringrazia, perché non si è fatto soltanto una scorpacciata di piadine.

Ma anche virtualmente di tagliatelle al ragù e di montagne di arrosti succulenti.

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