“Verità Sommerse” di Davide Gadda, Oakmond publishing. A cura di Chiara Monina

“Non sarei dovuto restare. Non avrei dovuto sapere”.


Le vicende ed i personaggi narrati ruotano attorno al Ministero per la Sicurezza dello Stato,
che tiene sotto controllo tutto ciò che riguarda la sfera pubblica e privata dei cittadini
attraverso i suoi agenti.
I dialoghi sono veloci come battute ed insieme alla descrizione dell’ambiente esterno ed
interno dove si muovono i protagonisti ritraggono perfettamente l’atmosfera che il libro vuole
descrivere.
C’è un clima cupo, con il grigiore dei palazzi, sullo sfondo di fosche mattine di inizio autunno.
Una storia che scorre come le scene di un film e le azioni giornaliere compiute dai
protagonisti sono veloci, metodiche e ripetute : alzarsi, camminare e fumare.
Il funzionario che interroga ripete sempre le stesse domande in ordine diverso.
Durante l’interrogatorio l’impazienza sfocia in disappunto ed irritazione.
Il Ministero è un comando centrale che controlla e sorveglia tutti, c’è una sorveglianza
generale ed una verifica individuale.
La struttura totalitaria dello Stato rinchiude la popolazione per poter arrivare alla VERITÀ,
tutto ruota attorno alla verità, per arrivare a conoscerla, ma cosa s’intende per verità e poi ne
esiste solamente una?
Da una scomparsa misteriosa sorgeranno queste ed altre domande, ci interessa davvero
conoscerla questa verità?
Per poter comprendere e percepire la verità c’è bisogno di un processo che richiede tempo,
fatica e volontà.
“Ricerca della verità a tutti i costi. Fosse anche della vita.”
Questa continua ed estenuante ricerca dovrebbe servire per la sicurezza nazionale,che
viene messa in atto attraverso un’indagine interna attenta a fare controlli feroci e limitazioni
oppressive.
Mediante questi controlli non c’è più una logica, non c’è più un futuro.
Attraverso questi controlli di opinioni ed azioni si vogliono fermare ed evitare azioni
sovversive.
Perché la felicità sociale è la felicità dell’intera collettività.
È una società alienante quella descritta, con silenzi interminabili, tremori di gambe;dove non
si può fingere e rinunciare alla propria vita per sempre.
“Non posso continuare a temere le conseguenze”.
Esiste un solo partito, nessuna democrazia;c’è un’ansia costante trasmessa da cuori che
sussultano,da detti e non detti, respiri lenti, veloci ed irregolari.
Questa continua tensione e questo vivere sul filo di un rasoio,ci sussurranno e sembrano
costantemente volerci dire :
“Aveva un disperato bisogno di non trovarsi lì.

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