“Intenti” di Roberto Anzaldi. A cura di Patrizia Baglioni

Sulla cover di INTENTI c’è una grotta, una fessura da cui si scorge il mare.

Condivido la scelta che ci prepara alla lettura, perché questo libro è il tentativo di creare uno scorcio su uno spazio ristretto, profondo, affascinante che è l’interiorità.

Anche il mare mi sembra una metafora adeguata, i racconti riportati come istantanee di tante esistenze, parlano di navigazioni in vite tempestose, o troppo chete.

Se dovessi trovare una catalogazione a questo scritto, lo indicherei come un testo soggettivo.

Anzaldi con sguardo esistenziale, racconta sé stesso e gli uomini, ne sviscera le fragilità, ne esamina la caduta e ne prova la resistenza.

La finitezza e l’inadeguatezza sono le cifre centrali che accumunano le storie.

L’intento che lo scrittore si propone è “poter onorare un privilegio distintivo ricevuto, spalancando, per istanti stabiliti, l’intimo scrigno dei propri intenti. Incarnare la stessa devozione mistica di una preghiera senza dover riconoscere il timore di una sconfitta, nascosta sotto l’irrefutabile coltre in cui si riparano, stremate, le occa-sioni smarrite.”

È vero, di solito accade così, si tende a scansare e dimenticare i ricordi di sofferenza, il dolore nostro e degli altri o le occasioni che non torneranno.

Anzaldi invece fa un lavoro di recupero di questi momenti di disagio, restituisce loro il valore mancato, quello fondamentale della riflessione e della crescita.

Anche il linguaggio contribuisce allo scopo, il registro utilizzato sfiora la poesia e usa le parole dell’introspezione.

Tra i trentadue racconti scene di vita, foto di album personali, e frammenti di viaggio si alternano lasciando spazio anche a impressioni sulla contemporaneità come la sentita lettera al padre di Simoncelli.

Questo è un libro dove la spiegazione trova il limite, e allora lascio spazio al potere evocativo delle parole.

“Ecco, riconoscersi come esseri umani, imparando dai propri respiri, regolandoli dentro lo sconquasso delle emozioni senza tregua, per chi ha questa strana forma compulsiva di articolato volume interiore. So che non sia semplice né molto condivisibile l’avvia-mento agli intralci altrui, spesso non siamo neppure in grado o talmente onesti da comprendere i nostri, ma se ne accogliamo la traiettoria curva di un boomerang come fosse un possibile abbraccio, dentro quel lancio sospeso si potranno librare infinite emozioni pronte a sorprenderci, ad accrescerci.”

Gli INTENTI sono dati, a voi la possibilità di realizzarli.

Buona lettura!

Un pensiero su ““Intenti” di Roberto Anzaldi. A cura di Patrizia Baglioni

  1. L’autore si fa consapevolmente strumento di ringraziamento. Non soltanto, ovviamente, per l’opportunità di essere stato recensito, ma soprattutto per l’affinità di comprensione dell’intero testo e della sua “Intenzione” : quella del “principio d’infusione” , a me tanto caro, da trasferire nelle coscienze altrui.
    © Roberto Anzaldi

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