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Sappiamo tutti che, quando un autore termina di scrivere il suo manoscritto, quello che si trova tra le mani altro non sono che le fondamenta su cui lavorare con pazienza e dedizione, aggiungendo mattoni e togliendo imperfezioni per poter raggiungere l’obbiettivo finale: la pubblicazione del Libro.

Il compito di aiutare l’autore a costruire nel modo migliore il castello e, quindi, portare alla luce la propria opera, spetta a una figura importante ed essenziale: l’editor.

Alessandra Micheli ed Elena Galati Giordano, fondatrici dei blog letterari “Les Fleurs Du Mal” e “Sogni di carta e altre storie…” hanno deciso di conoscere più da vicino la figura dell’editor parlandone con Stefano Mancini.

Editor, giornalista e autore affermato, è anche gestore, insieme al collega Valerio La Martire, dell’agenzia editoriale  “Tracce d’Inchiostro”. È la figura ideale, quindi, a cui porre alcune domande sull’argomento.

 

 

D: Ciao Stefano, benvenuto.

Partiamo subito con una domanda pungente: cosa distingue un bravo editor da uno improvvisato?

R: Ciao e grazie per l’ospitalità.

Direi senz’altro la preparazione. Un bravo editor non è solo un fine conoscitore della lingua italiana, ma anche delle tecniche che sono alla base della stesura di un testo che risulti intrigante e coinvolgente. Un editor competente conosce molto bene anche il panorama editoriale e tutte le figure professionali che vi ruotano attorno.

 D: Che limite l’editor non può oltrepassare?

R: Per come la vedo io, un editor ha il dovere di rispettare sempre e comunque il libro su cui sta lavorando e, di riflesso, l’autore che lo ha scritto. Un editor suggerisce, consiglia, indica, spiega e propone, ma senza mai essere invasivo.

 D: L’editor può sopperire alla mancanza di talento?

R: Tendenzialmente no, non può. Perché il suo compito non è quello di riscrivere un libro ma, come detto, di dare consigli e suggerimenti per aiutare l’autore a tirare fuori il meglio dal suo lavoro. Alla base ci deve essere un testo con delle potenzialità e un autore con la giusta voglia di farle emergere. È ovvio che, se il testo di partenza ha grosse lacune, l’editor può fare fino a un certo punto, ma quel testo resterà sempre incompleto. Come editor a volte sono costretto a dire questo ai miei autori: che il loro testo è ancora acerbo e non adatto a raggiungere il pubblico. Se poi, come spesso accade, soprattutto con le possibilità attuali, l’autore decide comunque di pubblicarlo (magari in self), la scelta è sua.

D: Indica un libro che non avresti mai editato e spiegaci il perché.

R: Il Signore degli Anelli. Perché è già perfetto così.

D: Consigli agli autori nella scelta dell’editor.

R: Tanto per cominciare suggerisco sempre di verificare le competenze dell’editor. Meglio non buttarsi “alla cieca” in un editing, senza essere sicuri delle capacità della persona che prenderà in mano il libro. Fin troppo spesso sento autori (per lo più esordienti) lamentarsi che l’editing ha peggiorato, anziché migliorarlo, il loro libro.

D: Molto spesso l’editor, più che concentrarsi sul testo, diventa un pubblicitario. Tu cosa ne pensi?

R: Penso che l’editor dovrebbe fare solo l’editor, quindi occuparsi di lavorare sul testo e tirarne fuori il meglio, non curarsi di altri aspetti che nulla hanno a che vedere – o quasi – col suo lavoro.

 D: Che rapporto si instaura tra editor e autore?

R: Per quel che mi riguarda con quasi tutti gli autori con i quali ho collaborato (e ormai sono davvero tantissimi) si è instaurato un rapporto che va oltre quello professionale, fatto di stima e affetto. Ciò non toglie che durante l’editing ci possano essere “scontri e confronti”, anche accesi, ma fa parte del lavoro. E molto spesso proprio da queste “visioni opposte” vengono fuori le pagine più belle di un libro.

D: Gli autori, in generale, sono propensi ad accettare modifiche al testo?

R: In generale sì. E credo sia un bene. Se ci si affida a un professionista, poi bisogna fidarsene. Io non chiamerei mai un pittore a tinteggiarmi casa, per poi dirgli come fare il suo lavoro o peggio ancora non accettare come lo stia facendo. A tal proposito, l’unico editing che ho abbandonato in corso d’opera, finora, è stato con un’autrice che respingeva sistematicamente ogni suggerimento e ogni indicazione che le davo. Giunto quasi alla fine ho preferito interrompere l’editing e rinunciare al compenso, piuttosto che continuare un lavoro nel quale non credevo più.

D: Spesso un editor, specialmente di una CE in costante sviluppo, è soggetto e oggetto a molteplici critiche. Tu come reagisci?

R: Per fortuna di critiche me ne sono arrivate molte poche, soprattutto rispetto ai complimenti degli autori con i quali ho lavorato. In generale, però, di fronte alle critiche reagisco cercando di spiegare il mio punto di vista e il lavoro fatto. È ovvio che siamo tutti umani e ognuno di noi può sbagliare. Per questo ritengo che il dialogo e il confronto siano indispensabili, soprattutto nelle situazioni “critiche”.

D: Quali sono le critiche che accetti e quelle che aborri?

R: Accetto qualunque critica, purché sia motivata e giustificata. E, come detto, a quel punto cerco, col dialogo, di spiegare i miei punti di vista e il mio operato.

D: Quale etica guida il tuo lavoro?

R: L’etica della professionalità e della precisione. Ci tengo a fare sempre un ottimo lavoro.

D: Il testo cambia con l’intervento dell’editor o semplicemente emerge?

R: Cambia ed emerge: sono vere entrambe le affermazioni. Un bravo editor deve cogliere le criticità di un testo e segnalarle affinché l’autore le corregga. Questo, oltre a cambiare un testo, ne fa emergere gli aspetti positivi.

D: Quali generi sono difficili o impossibili da editare?

R: Ogni genere ha le sue difficoltà e ogni libro (è proprio il caso di dirlo) è una storia a sé. Quanto ai testi impossibili da editare, non ce ne sono, a meno che non si parli di saggi in cui, per ovvi motivi, l’autore essendo un “massimo esperto” nella materia, ne sa per forza di cose più dell’editor e allora si possono correggere sviste e refusi, ma non si può andare a intervenire troppo a fondo sul testo.

D: Che rapporto hai con i blog del settore?

R: Buono, anche se essendo una persona molto poco “social” non frequento i blog quanto dovrei.

D: Che cultura letteraria deve avere secondo te un editor?

R: Onnivora.

D: L’errore più inaccettabile in un testo?

R: Non c’è un errore più inaccettabile di un altro. Però una cosa ci tengo a specificarla. Un editor non è un burocrate (passatemi il termine) munito di penna rossa e penna blu. Il suo compito primario non è scovare la virgola messa male o il refuso che scoccia, ma non cambia il senso del testo. In questi anni mi è capitato più volte di leggere (in particolare su alcuni gruppi Facebook) di persone che si scagliano contro gli editor perché magari hanno comprato un libro e, dopo averlo letto, hanno trovato una manciata di refusi. E allora giù polemiche e gogna mediatica per l’editor che «è un cane, non ha fatto il suo lavoro, ha rubato i soldi al povero autore!».

Tanto per cominciare, chi scrive o dice queste cose dovrebbe sempre tenere a mente che non sa né il tipo di accordo stabilito tra editor e autore (ad esempio: a volte ci si può accordare per un editing che riguardi solo i contenuti e non la forma), né com’era il testo di partenza (che, può succedere, era pieno zeppo di refusi e allora, per quanti se ne correggano, qualcuno purtroppo sfugge sempre). Come ho avuto modo di dire, poi, magari l’editor ha anche sconsigliato la pubblicazione, poiché il testo era troppo acerbo, ma l’autore ha comunque voluto fare da sé.

Ci sono tanti fattori, dunque, che la maggior parte delle persone (e anche dei lettori) ignora. Prima di attaccare un libro per qualche refuso, quindi, si dovrebbero considerare tutti questi aspetti. E, soprattutto, si dovrebbe tenere a mente che compito primario dell’editor non è scovare l’errore di battitura (non è un caso, infatti, se nelle case editrici se ne occupi il correttore di bozza), ma lavorare sui grandi temi di un manoscritto: personaggi, intreccio narrativo, ambientazione, dialoghi, tecniche, ecc. Un editor, ed è così che interpreto io il mio lavoro, ha il dovere principale di dare al lettore una bella storia, che non abbia buchi narrativi o vuoti logici; che abbia personaggi accattivanti e un intreccio serrato; che lo tenga incollato alla pagina e che gli faccia dire: «Ho investito bene il mio tempo». Se poi, a fronte di questo, nel libro ci sono una dozzina di refusi, credo che il gioco valga la candela. Molto peggio sarebbe un testo ineccepibile sotto il punto di vista ortografico, ma che racconta una storia piatta, monotona e noiosa. Lì sì che l’editor avrebbe fatto male il suo lavoro e sarebbe da criticare.

D: Un editor può essere anche scrittore, o esserlo ostacola il lavoro?

R: Tutti gli editor che conosco sono anche scrittori (compreso il sottoscritto). Quindi direi che non ostacola affatto il lavoro.

D: Chi è Stefano Mancini quando sveste i panni dell’editor?

R: Facendo riferimento alla domanda precedente, direi anche e soprattutto uno scrittore, che coltiva gli stessi sogni e speranze della maggior parte degli autori con cui lavora in veste di editor.

 D: Quali sono le ragioni che ti hanno spinto a intraprendere questo lavoro?

R: Una sola: l’amore viscerale e spropositato per la scrittura e per i libri.

D: Stefano Mancini è un lettore appassionato fuori dal ruolo che riveste?

R: Certo. Non potrei mai fare a meno della lettura. Diciamo che ormai divido il tempo a metà: parte lo investo a leggere libri “per lavoro”, parte a letture personali.

D: Che percorso bisogna intraprendere per diventare editor?

R: Purtroppo in Italia non esiste ancora, tanto per dire, un corso di laurea specifico. Però pian piano qualcosa comincia a smuoversi. Ci sono molti corsi e master organizzati da grandi realtà editoriali che, chi vuole fare questo mestiere, può seguire e, più in generale, direi che cercare di “farsi le ossa” in qualche casa editrice può essere un buon modo per avvicinarsi a questo lavoro.

D: Quali sono le soddisfazioni più grandi che ti regala il tuo lavoro?

R: La soddisfazione e la gratitudine dei miei autori. Ma soprattutto vedere la loro gioia quando riescono a pubblicare un libro o quando ricevono dei complimenti. Lì capisco che abbiamo lavorato bene.

D: Dopo questa serie infinita di domande, ti chiediamo un’ultima gentilezza: te la senti di regalare un consiglio a uno scrittore e uno a chi vorrebbe intraprendere la difficile strada per diventare editor?

R: Certo, ed è lo stesso per entrambi: leggete molto, leggete di tutto.

Auguriamo, allora, buon lavoro a Stefano Mancini, che ringraziamo per la disponibilità e per aver messo a disposizione dei lettori la sua preziosa esperienza.

Per contattare Stefano Mancini:
https://www.traccedinchiostro.net/
https://www.facebook.com/pg/TracceInchiostro/about/?ref=page_internal
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