Ultimo articolo dell’anno per la rubrica Viaggio attraverso la storia “Viaggio nell’italia dell’Ottocento”. A cura del nostro Alfredo Betocchi

Questa non vuole essere una lezione di Storia, ma solo una chiacchierata sulle bandiere degli Stati che esistevano prima dell’Unità d’Italia e dei quali i libri di scuola non parlano mai.

Le bandiere che citerò erano vessilli ufficiali degli Stati, come è oggi il nostro bel Tricolore. Essi furono tutti aboliti fra il 1859 e il 1860 quando, con la Seconda Guerra d’Indipendenza, tutte quelle nazioni furono unite al Piemonte diventando Italia.

Sicuramente avrete letto sui libri di scuola che l’Italia era stata divisa in otto Stati indipendenti e sovrani dal Congresso di Vienna, tenutosi nel 1814/15.

Nell’immagine allegata ci sono le bandiere descritte più altre del XIX secolo. Vediamo chi è bravo a trovare quelle dell’articolo.

Immaginate allora di essere un turista che a cavallo parte dalla Francia e attraversa le Alpi al colle del Monginevro dove nasce il Po e, viaggiando verso oriente, entra in Italia.

Il primo Stato che incontra il nostro viaggiatore è il Regno di Sardegna, anche se in realtà vi é già entrato perchè il confine è molto più indietro, in Savoia che oggi è francese. Vuole visitare il Piemonte ma l’isola della Sardegna non la vedrà mai.

Dopo un lungo, sinuoso percorso su strade terribilmente fangose (sarà autunno?).

arriva nella capitale, Torino. Questa è una città piccola, provinciale, ancora arretrata. Inoltrandosi verso il centro incrocerà però tanta gente, borghesi e popolani.

E’ una città viva, pulita con belle botteghe e fabbriche.

Giunto al Palazzo Reale, vede sventolare sopra l’ingresso una bandiera azzurra, il colore del Re, con un cantone rosso.

La squadra di calcio dell’Italia porta ancora oggi la maglia azzurra, un colore monarchico per una repubblica.

Nel cantone sono disegnate tre croci sovrapposte, di Savoia, di Genova e di Sardegna, ossia i tre principali territori da cui é composto lo Stato.

Lo Stemma dello Stato, che poi é quello proprio della Dinastia Savoia, é composto dalle insegne di regni, ducati, contee e principati dei quali il sovrano vanta il possesso.

Tra i tanti, vorrei farvi notare il Regno di Cipro e di Gerusalemme che era cessato nel 1288, ma di cui il Re di Sardegna vanta ancora la signoria.

Lasciandosi alle spalle Torino, egli prosegue verso nord giungendo alle propaggini della pianura padana. Ampi spazi di vigneti e boschi abbelliscono la campagna.

Dopo aver attraversato Novara e superato il ponte sul Ticino alla Buffalora, egli cammina ancora fino a raggiungere Milano, la capitale del Regno Lombardo-Veneto.

Questo Stato é sottoposto all’Imperatore d’Austria, la cui capitale é Vienna.

A Milano comanda con pugno di ferro un Viceré austriaco, così come nel Seicento, all’epoca dei Promessi Sposi, comandava un Vicerè spagnolo.

Il Regno Lombardo-Veneto non ha una propria bandiera ma alza quella gialla con l’aquila nera bicipite (a due teste) dell’Impero d’Austria.

Anche lo stemma dell’Imperatore comprende moltissime insegne mentre il Vicere’, a Milano, ne ha una sola con l’aquila e uno scudo con i simboli della defunta Repubblica di Venezia (il Leone) e quello dei Visconti, antichi Signori di Milano (il Serpente detto Biscione). Il Biscione è ancora oggi il simbolo della casa automobilistica dell’Alfa Romeo.

Milano vanta, insieme a Reggio Emilia la primogenitura del Tricolore. Studi recenti hanno però dimostrato che il primo vessillo italiano è nato nella città emiliana.

Anche a Milano, però, in epoca napoleonica nacque un tricolore ma con i colori non nell’ordine nel quale li vediamo oggi.

Esso fu ricavato prendendo i tre colori con cui erano cucite le giacche della Guardia Civica, cioè i nostri vigili urbani, i ghisa.

Il nostro turista, visitata la città, si dirige verso sud, attraverso campi nebbiosi e una miriade di canali in direzione del Po.

Pagato il pedaggio, si fa traghettare sulla riva opposta vicino Piacenza ed entra allegramente nel Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla.

Questo pacifico Stato é un’isola felice, rispetto ai grandi Regni del nord.

Governato da un ramo della potente famiglia dei Borboni che regnano anche in Spagna e a Napoli, é uno Stato prospero e tranquillo. Proprio per la sua relativa dimensione tira a campare di commerci, agricoltura e piccole industrie.

Sul Palazzo del Duca pende una bandiera, un rombo rosso su bianco circondato da da venti quadrati alternati bianchi e rossi. Al centro del rombo, lo stemma ducale.

Anche oggi il colore della squadra di calcio del Parma riporta i colori ducali, giallo e blu. La tradizione è più forte della politica.

Il nostro viaggiatore esce da Parma seguendo l’antica via consolare romana della Via Emilia chiamata così dal console romano Emilio Lepido, il suo costruttore.

Seguendola, attraversa un nuovo confine e, dopo aver visitato Reggio nell’Emilia, arriva a Modena, 25 km più ad est, capitale del Ducato di Modena e Reggio.

Il Ducato, sottomess dapprima agli Estensi, é governato ora da un parente dell’Imperatore d’Austria, un Asburgo.

Gli Estensi erano stati Signori di Ferrara e avevano governato in Emilia, in Romagna e in Garfagnana, in alta Toscana, poi si estinsero.

La bandiera ducale che sventola sul palazzo omonimo é formata da due antiche insegne sovrapposte: su un campo orizzontale rosso, bianco, rosso d’Austria corre una striscia verticale blu, bianco, blu dell’estinta famiglia d’Este. Al centro, su tutto, gli stemmi degli antichi possedimenti dei duchi.

Da Modena il nostro turista vira a sud ovest e, dopo Sassuolo, attraversa con non poca difficoltà le Alpi Apuane, su su fino a più di 1500 metri sul mare, sbucando in Toscana nel piccolissimo Ducato di Lucca.

Lucca è un gioiellino già oggi, figuriamoci nel XIX secolo quando il nostro turista varca le sue monumentali mura circolari.

Dopo aver visitato il suo piccolo centro impreziosito di palazzi nobiliari e dalla famosa piazza dell’Anfiteatro, ricavata dallo spazio di un antico monumento romano, vede sul palazzo ducale il vessillo della duchessa che governa lo Stato.

Come molte bandiere nobiliari esso é un semplice drappo bianco con lo stemma completo della famiglia Borbone che comprende le insegne di Toscana, di Spagna, di Austria, di Lorena e di altri piccoli possedimenti in Italia e all’estero.

Uscito da Lucca attraverso la Porta Elisa, cosiddetta dal nome della sorella di Napoleone I, il nostro intrepido turista raggiunge attraverso Pistoia e Prato, città ghibelline, la bella città di Firenze.

Da Firenze la famiglia degli Asburgo-Lorena, anch’essa imparentata con l’Imperatore d’Austria e con molti altri sovrani d’Europa, governa tutta la Toscana.

La Stato é il Granducato di Toscana, più importante, quindi, dei tre Stati precedenti che erano solo Ducati: Parma, Modena e Lucca.

Sul balcone di Palazzo Pitti, reggia del Granduca, sventola la bandiera dello Stato.

Un drappo bicolore orizzontale rosso, bianco, rosso, con lo stemma granducale al centro.

Come sapete, la bandiera di Firenze è bianca con il giglio rosso. I due colori furono adottati dai Lorena e disposti esattamente come nella bandiera austriaca, ma il loro vessillo non ha nulla a che fare con quella.

Sulla bandiera c’é lo stemma del sovrano, che a quel tempo si identificava con lo Stato.

Ma il viola della Fiorentina come è venuto fuori?

Semplicemente così: le antiche maglie rosse si erano scolorite e macchiate, perciò le lavandaie le ricolorarono con il primo colore che trovarono, appunto il viola.

Questo piacque così tanto ai fiorentini, che il colore fu mantenuto.

Attraversata la Toscana con i suoi dolci colli senesi, il turista vagabondo raggiunge Roma, governata dal Papa.

Essendo governato dai preti, lo Stato della Chiesa ha delle bandiere che raffigurano croci, madonne e santi. La bandiera dello Stato é bianca con un crocifisso con ai lati S. Pietro e S. Paolo.

Lo Stemma di Stato é composto da uno scudo con l’insegna del Papa regnante.

Nel 1859 regnava Pio IX che si chiamava Mastai Ferretti e lo scudo riportava il simbolo della sua famiglia.

Lo Stato Pontificio ha anche una bandiera usata sulle navi, tale e quale quella odierna del Vaticano, gialla e bianca con la Tiara e le chiavi incrociate.

Dopo una visita nella Città Eterna, il turista giunge infine a Napoli, capitale del Regno delle Due Sicilie. Vediamo il perchè di questo bizzarro nome.

Tutti sanno che esiste una sola Sicilia.

Il nome risale addirittura alla metà del 1400 quando i re spagnoli d’Aragona conquistarono l’Italia meridionale partendo dalla Sicilia. In realtà lo Stato era l’unione del Regno di Napoli col Regno di Sicilia.

Anche qui regna la famiglia Borbone e come in molti Stati europei il sovrano é identificato con lo Stato ( il Re di Francia infatti diceva: “Lo Stato sono io!”) così la bandiera é come quella di Lucca, un semplice drappo bianco con al centro il grande stemma reale borbonico.

Questo é ricchissimo e adornato con le insegne a forma di collari dei vari Ordini cavallereschi che il Re concede ai sudditi più fedeli. Dentro il complicatissimo scudo reale si nota lo stemma dei Medici, perché? E’ ovvio, perché un Re di Napoli era stato imparentato con la famiglia fiorentina dei Medici.

E qui finisce il lungo viaggio del nostro turista che, preso nota di tutti vessilli degli Stati italiani, li riporta su un bel volume colorato da tenere nella sua biblioteca.

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