“Pornopoema” di Andrea Biscaro e Sergal, Eretica edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Una grapich novel non è facile da recensire.

Quindi perdonate questo mio improprio esperimento.

Ma le sfida mi stuzzicano, mettono alla prova lati di me che non credevo di avere.

E magari sarà una recensione orribile ma sarò cresciuta.

Ed è questo, in fondo, che deve fare un libro no?

Questo di Biscaro è un poema che racconta e forse si compiace della parte oscura che abbiamo dentro di noi.

Quella che si alimenta di scorie e impulsi, di residui e di quelle illogicità che il nostro conscio rifiuta.

Nulla si crea e nulla si distrugge, sentenzia un famoso motto scientifico. Nel caso della mente è vero: non si creano ma fanno parte di noi e non si distruggono ma vengono accumulate per alimentare energie di riserve. Abbiamo tutti ossessioni e ipocondrie.

Abbiamo tutti fissazioni e terrori striscianti.

Ma per fortuna esiste una sorta di meccanismo che non permette a tali emozioni nere di scorrazzare liberamente e deformare la realtà.

Siamo razionali, logici, senzienti, dotati di raziocinio che ci ha permesso di sfidare l’universo a un eterno gioco di scacchi: la meraviglia non è vincerla ma essere ammessi a giocare.

Eppure..

Da qualche parte, lo ripeto fino allo sfinimento, una divinità grottesca, una costante impazzita decide di allentare in alcuni quelle “barriere”.

E cosi abbiamo i santi dotati di mistico fervore, i folli incapaci oramai di organizzare la percezione su piani, illusorio, ma rassicuranti.

E gli artisti.

Essi sono la categoria più a rischio perché come si suol dire, sono con un piede in due staffe.

Abitano il mondo e al tempo stesso vivono nell’universo dei simboli. L’atto creativo è una sorta di delirio mistico che va trasportato su un piano materiale.

Sulla tela.

Nelle mostre.

In un libro.

E cosa succede se i demoni prendono vita?

Se l’onirico diviene il reale e il reale gli lascia con un sorriso sarcastico il trono?

Il disastro.

E cosi pornopoema racconta i deliri, le visioni considerate dal protagonista reali.

Scena di violenza.

Scene in cui la brutalità non può essere franata da nulla di bello. Istinto.

Godimento.

Voglia di sopraffare e prendere tutto come se ci spettasse, come se fossimo, forse lo siamo, creature adibite da chissachì al comando.

E se le parole raccontano, sono le immagini a inchiodarci: cupe, senza luce.

Farneticanti.

Un racconto surreale che al lettore farà provare due sensazioni: voglia di respirare e di scappare e una sorta di compiacimento alla claustrofobia. Perché i deliri divengono, stranamente, liberatori.

Nessuna menzogna.

Nessuna fatica a trattenersi.

Solo istinto.

Non sono molto esperta di grafich novel.

Ma ammetto di essere stata catturata.

Un ora di viaggi allucinanti nei meandri della mente umana, l’unico luogo a cui non ci è concesso di entrare ancora, con la luce accesa.

O forse no.

Forse non è cosi allucinato questo viaggio.

Forse i suoi disegni nascondo altro..

E cosi osservo con altri occhi quell’artista quasi travolto da orribili uomini capaci di violentare la sua musa..

Raccontato quasi da voci esterne..

Deriso forse, per quel al sua incapacità di essere “reale”.

E allora l’intero pornopoema forse non è altro che un resoconto lucido, amaro, devastaste del ruolo che oggi ha l’arte: stuprata dalla libidine della massa.

Resa oggetto di consumo, lacerata, vilipesa, derisa.

E su questa violenza che il mio cuore si strazia.

Perché è tutto fottutamene reale.

Bravo

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