Review party “Le mogli hanno sempre ragione” di Luca Bianchini. A cura di Micheli Alessandra

Mi sono cosi divertita a leggere baci a Polignano, che quando mi hanno proposto questo nuovo review non ho esitato a dire un entusiasta si!

Mi aspettavo, quindi, una nova avventura di quella strampalata famiglia e un evoluzione dei rapporti tra Don mimi e Ninnella.

Quindi ve lo dico, non avevo assolutamente guardato la trama.

Mi sono solo fidata di Luca, cosi come ci si fida di alcuni amici cosi cari che è solo un piacere ritrovarli.

Dalle prima pagine mi sono di nuovo ritrovata immersa nell’atmosfera tipicamente polignanese, fatta si di affetti ma anche di tanta, naturale e comica commedia dell’arte, fatta di virtù e vizi, di imperfezioni e grandi atti di coraggio. Come quello di lasciare una via sicura, le proprie certezze per andare incontro la nuovo.

Coppie che decidono di lasciarsi per abbracciare un sogno adolescenziale.

Ex mogli capici di sfidare i benpensanti gettandosi nei gorghi della passione. Un certo gusto tipicamente italiano all’esagerazione, come se non potessimo fare proprio a meno di toccare con mano l’acme di ogni emozione, di ogni azione e di ogni decisione.

Fino a che..tra i fuochi per una festa sentita, per un momento di convivialità che ha il sapore dolceamaro della tradizione…

Bianchini mi stupisce e mi disorienta.

Non più la narrativa che mi aspettavo e forse neanche il tono scanzonato che tanto mi aveva conquistata.

Ma un giallo!

Capite miei amati lettori?

Di colpo mi sono trovata nel vicolo meraviglioso delle mie certezze.

E se mi muovevo con una certa timidezza nei viali illuminati da un sole caloroso della narrativa, in questo caso lo stupore ha lasciato posto alla ritrovata sicumera arroganza del lettore provetto, fruitore del mistero, esperto dell’investigazione e terribilmente, lo sottolineo esigente.

Perché quei vicoli li conosco.

Ci bazzico e li amo.

Ogni tanto mi eclisso per andare a scovare nuove emozioni, per poi tornare assetata e vogliosa di adrenalina e ripercorrerli ancora una volta.

Quindi per me è una gioia immensa che un autore come bianchini mi abbia fatto questo regalo.

Eh si lo considero un dono fatto espressamente a me.

A me che amo i meccanismi contorti, gli indizi e adoro, adoro in modo ossessivo gli interrogatori alla Gardner.

Eccoci qua.

Polignano non è più una terra di mollezze e di buoni sentimenti.

O meglio non solo.

E’ il luogo in cui la vita di provincia macina frustrazioni e ingoia un po’ i suoi rospi, pronta a sputarne il veleno quando il boccone è troppo indigesto. L’atmosfera dei precedenti resta, quindi, in un angolo quasi rassegnata e la comicità di vesta da un sarcasmo non crudele, non è lo stile dell’autore, ma sicuramente più affilato e più duro.

La gioiosità è quindi sostituita dall’amarezza; amarezza per i sogni che sembrano svegliarsi in un alba affatto colorata.

Desideri che si scontrano con la realtà umana che smette di indossare i panni della principessa indifesa e inizia a assumere i contorni della crudele matrigna. Polignano è insozzata, concedetemi il termine, dall’atto peggiore che un essere umano possa fare la suo simile: l’omicidio.

E dietro a questo, come avviene sempre nei gialli perfetti scuote la paciosità di una comunità apparentemente coesa per tirare fuori da sotto l’elegante tappeto i sordidi segreti e i peggiori istinti.

Polignano non è diverso da St Mary Mead.

O da qualsiasi altro immaginario “villaggio” dove è l’animo umano in ogni sua sfaccettatura a essere il protagonista.

Anche nella sua caricatura più feroce.

E posso dirvelo?

Nonostante una nota di irriverenza re di pungente ironia, questi personaggi, stavolta sono molto più accattivanti, veri e affascinanti dei precedenti.

E nonostante il sorriso sia amaro, sia quasi un ghigno , non si può non amarli.

E non amare Bianchini per averci dato, finalmente, un libro coraggioso un libro che è una satira di un a società che dal dolore non è forse uscita migliore, cosi come ci prometteva.

Non ce l’ha fatta a diventare utopica o perfetta.

E forse neanche la vorremmo una comunità cosi.

Perché in mezzo al vizio, alle sue idiosincrasie sono gli uomini semplici, quelli che rinunciano alla comodità della sonnacchiosa esistenza a diventare i nostri veri eroi.

E da tutto questo sarà un Gino Clemente, con la sua assurda passione per trash, con la sua canottiera a ristabilire l’ordine.

E ad avere il coraggio per guardarla in faccia la verità.

Grazie Luca per aver fatto capire nuovamente come il giallo è e resta, il miglior genere capace di raccontare e raccontarci

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