Per omaggiare il grande HP. lovecraft tocca a Alessandra Micheli che è stata rapita dal racconto “Funghi da Yuggoth”

So benissimo che i più famosi sonetti, quelli che tutti conoscono e che citano a ogni piè sospinto sono quelli del buon vecchio Shakespeare.

Ma altre poesie hanno quella immaginifica capacità evocativa, quella forza capace di penetrare nella nostra anima e lasciare segni sottili ma profondi, come unghie che incidono al corteccia del legno per fa fuoriuscire un po’ di linfa.

Essa baciando il terreno benedice la terra e con essa si confonde, facendoci appartenere al tutto.

Ecco cosa accade quando la poesia ha una sorta di richiamo ipnotico per noi, viaggiatori di mondi distorti e sconosciuti, nonostante siano chiamati realtà.

Cosa mai esiste di reale in questa gabbia che ci strappa dal cuore l’immaginazione?

Che ci convince che l’altrove è dolo per i folli ,che nelle notti di mezza estate non accadrà nulla di strano e che Halloween è solo la festa per chi abbraccia il male e il disordine?

Nessun potrà mai davvero comprendere quanto certi sonetti, seppur dotasti di una certa oscurità siano per noi nutrimento, necessità e fonte di meraviglia. Dissetano gole aride, e asciugano occhi pieni di lacrime, per qualcosa che hanno perduto durante il cammino verso il progresso.

Per quell’inconscio rifiutato, vilipeso e reso banale.

Ecco che questa meraviglia in versi viene in soccorso a voi, oggi privi di ogni barriera e di ogni remora.

Capaci di lasciare che questo strisciante serpentiforme mostro seducente compia su di voi la sua malia.

I sonetti vi rapiranno.

Incanteranno la mente e vi faranno gemere di dolore, per un mondo perduto che è solo accennato dai bagliori di una visione che striscerà dentro di voi, procurandovi brividi in ogni cellula.

Fintamente svegli osserverete gli orrori cosmici descritti in versi, queste strane entità che irrompono in un giorno qualunque, impegnati in un azione tanto inutile quanto scontata, ma che scavando nel terreno fertile dal terreno dell’io porterà alla scoperta quelle suggestioni che ci mancano da tanto troppo tempo.

Faremo la conoscenza di figure terribili come Azathoth, Nyarlathotep, Yuggoth.

Incontreremo la decadente bellezza di Innsmouth e proveremo rimpianto persino per quell’acre odore che emanano i suoi vicoli.

E esamineremo con bramosia quel libro prego di proibiti e arcani misteri, capaci di aprire una porta dimensionale e portarci in quel mondo oltre lo spazio, con creature non umane ma pre-umane, quel regno di Yyggoth che ci grida contro, bramoso di farci tornare tra le sue spire, per abbracciarci come figliol prodigo o per..stritolarci in un atto mortale di puro amore.

E in ogni passaggio, con la parola resa musica, Lovecraft ci condurrà sempre più addentro a quelle dimensioni sconosciute e conosciute in cui è un sacro diverso, forse aberrante ma familiare che ci invita a osservarlo in fondo a occhi di brace.

E che una volta fissati ci procurano una insana e incomprensibile malinconia.

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