Dietro le quinte della letteratura presenta: “Il coraggio di un editore. Incontro con Domenico Capponi”. A cura di Alessandra Micheli

 

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Vogliamo fare un’editoria che introduca nella cultura idee innovative in campo letterario, artistico, storico e sociale.

 

 

Introduzione

L’editoria oggi non è più soltanto un impegno ma anche una vocazione. La crisi che avvolge il nostro paese come un bozzolo ha conseguenze anche e soprattutto culturali, instaura la tendenza al pensiero immediato, tende allo svago assoluto, annubila la volontà di cambiamento e ci offre una soluzione facile ai drammi dell’esistenza: il trash.

In questo contesto di annientamento totale della realtà a favore di un virtuale sempre più ingombrante, il libro diviene il vero tabù, ma anche il totem contro cui combattere questo offuscamento, spero momentaneo, della mente. E pertanto anche l’editore si trova di fronte a un’ardua scelta: essere pioniere e rivoluzionario proponendo libri di forte impatto emotivo che possano distruggere il muro di indifferenza, o divenire semplice dispensatore di placebo?

Capponi editore appartiene alla minoranza forte di chi ha scelto di venerare il pensiero, di chi fa del libro uno strumento di conoscenza del reale e capace di incidere profondamente sulla stasi della società. I libri di Capponi sono come il bacio tanto agognato della bella addormentata, capace di risvegliarci finalmente da un perpetuo sonno morale.

Andiamo, dunque a conoscere più da vicino la Capponi editore.

 

Chi è Domenico Capponi

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inizia a lavorare nell’editoria nel 2004 prima come amministratore della otiumedizioni e poi come amministrazione della pdceditori, sono anni importanti e di crescita. Nel 2010 dà vita ad un nuovo marchio editoriale Capponi Editore, in cui con dedizione intende seguire autori che abbiano le capacità e la voglia di proporre e proporsi come pensiero nuovo.

 

Il nostro obiettivo è quello di voler diventare un riferimento forte, credibile ed autorevole di un nuovo modo di pensare il nuovo e di ripensare ciò che c’è.

Questo percorso vogliamo farlo utilizzando le potenzialità di autori e collaboratori che, troppo spesso un mondo culturale chiuso su se stesso, intento ad autoreferenziarsi, è pronto a fagocitare con lustrini e riflettori, a scapito del merito e della verità.

 

Vogliamo fare una editoria che introduca nella cultura le nuove tendenze della ricerca in ogni campo, letterario, artistico, storico e sociale, impegnarci per far emergere gli interessi profondi, che spesso vanno contro corrente, ma non per pura presa di posizione, ma solo per dedizione alla verità.

 

 

A. Quale rapporto si instaura tra autore e editore?

D. Credo di poter dire con certezza che il rapporto che si instaura tra Editore ed Autore è in sintesi un rapporto bello e complesso, un gioco delle parti, un rapporto che necessariamente, tenendo conto della esperienza che l’Editore ha, fa sì che all’interno del rapporto stesso l’Editore debba avere qualche responsabilità in più. Quando questo equilibrio si raggiunge allora si crea una alchimia che potenzia i lati positivi dell’uno e dell’altro. Perché ciò avvenga è necessaria una certa consapevolezza che si acquisisce nel tempo e che in parte è compito dell’Editore trasmettere  all’Autore.

 

A. Cosa deve esserci nei testi per renderli idonei alla pubblicazione?

D. Un testo deve avere in primo luogo una storia, non essere banale. Deve avere una sua forma e questo dipende dall’Autore se ha trovato il suo stile o meno, poi sarebbe bello se dicesse qualcosa, cioè se fosse chiaro il messaggio. Ci arrivano tanti testi che sono spesso esercizi di stile, mancano cioè della direzione, non si capisce bene dove vogliano andare. Questo vuol dire che l’autore non ha individuato bene, o non ha metabolizzato bene il messaggio che vuole dare. A volte si percepisce in modo chiaro che lo stesso Autore nell’atto di scrivere sta cercando il suo messaggio, e questo sarebbe meglio se non accadesse.

 

A. Sfogliando il vostro catalogo, ho notato un’ampia sezione dedicata alla saggistica. Secondo lei questo genere può ancora interessare i giovani?

D. Guardi la saggistica all’interno del nostro catalogo ha avuto inizialmente un ruolo importante nel senso che all’inizio decidemmo di puntarci perché individuando i temi giusti ci ha permesso di intercettare precise nicchie di mercato e di farci conoscere. Ci sono libri che ci hanno dato le pagine  culturali di testate importantissime, penso al Corriere della Sera, al Sole 24ore, all’Avvenire, alle interviste radiofoniche su Radio 2, Radio 24, insomma è stato un ottimo inizio. Oggi il catalogo si è molto differenziato e con la narrativa abbiamo ottenuto risultati altrettanto importanti. La mia esperienza, supportata dalle nostre vendite, mi dice che i giovani non seguono in modo particolare la saggistica, ma molto di più testi che parlano di vita vissuta, storie vere, cercano qualcuno con cui identificarsi, vogliono messaggi, vogliono sentire la voce di qualcuno che ce l’ha fatta, in amore, nella vita, con se stesso.

 

A. Che dote deve possedere un testo per essere vincente?

D. Deve avere in sè un messaggio, lanciare una sfida, ispirare, insomma far vibrare le corde di chi legge. Può sembrare scontato, ma le assicuro che non lo è.

 

A. Cosa hanno i vostri romanzi di particolare?

D. Rispettano quanto detto sopra, nelle due domande precedenti, hanno qualcosa da dire e lo dicono in modo convincente.

 

A. Che difficoltà può incontrare o incontra una CE piccola o media di fronte allo strapotere dei grandi?

D. Le difficoltà sono tante, ma io credo che anche le opportunità oggi possono essere tante e cosi, affronto sempre le difficoltà come grandi momenti di opportunità. Dirle che la distribuzione è in mano a poche aziende editoriali, non cambierebbe lo stato delle cose, lo dicono in tanti e dovrebbero saperlo tutti quelli che si approcciano a questo mondo, io preferisco parlare delle soluzioni creative che realtà editoriali  medio grandi come la nostra devono mettere in azione.

Voglio dire cioè che le difficoltà non sono il lato brutto di una medaglia, sono un lato della medaglia, semplicemente un lato, che da sempre mi ha spinto a cercare soluzioni nuove, spesso creative per far sì che la C.E. crescesse.

 

A. Cosa scatta in un editore che lo porta a investire tempo e denaro su una storia?

D. L’Editore, se è vero, è in primo luogo un sognatore con i piedi per terra, un visionario con le mani sporche di inchiostro, di fondo io credo un coraggioso. Parlando di me posso dire che le storie su cui investiamo sono molto legate all’Autore nel senso che nel mondo editoriale di oggi non si può prescindere.

 

A. Cosa offrite agli autori che scegliete?

D. Fiducia

 

A. Quale è la parte più difficile del rapporto scrittore CE?

D. Far comprendere che  un percorso importante come Autore è allo stesso tempo collettivo ed individuale. Questo è un passaggio a cui tengo molto, nel senso che si deve scegliere di partecipare al dibattito, leggere molti libri, riviste, esser curiosi delle idee altrui, non essere autoreferenziali, accettare che ci saranno tanti fallimenti. L’autore, ed è qui che molti cedono, deve comprendere che è importante essere in grado di costruire un sistema di relazioni. Questo richiede impegno, determinazione, capacità di ascoltare. Spesso parlo con persone che è palese che si sono relazionate in merito al testo con amici e fidanzate.

Dobbiamo smontare l’idea che la letteratura sia un gesto disperato e solitario, non è cosi, oggi più che mai è un insieme di relazioni e capacità che vanno sviluppate. Chi comprende  questo passaggio ha indubbiamente più possibilità di riuscita.

 

A. Quale è il rapporto con i blog del settore?

D. Credo che i blogger, nello specifico quelli letterari, siano una risorsa importante  in un mondo molto “ markettizzato” mi passi il termine, nel senso di costruito a tavolino. I blogger, se onesti e mossi da sana passione, possono essere un baluardo di libertà di scelta, di sincera condivisione,  un consiglio vero su cosa leggere o meglio su cosa varrebbe la pena leggere. Li seguo inoltre con attenzione, quelli liberi intendo, in quanto spesso anticipano  le tendenze letterarie ed i gusti dei lettori.

 

A. Cosa pensa della nuova frontiera del self publishing?

D. Non la penso. Auto pubblicarsi un libro credo che sia la cosa meno vicina al mio concetto di scrittura e di Autore. Lo trovo un atto di superbia,  un gesto che contraddice alla lettera quello che penso, nel senso che l’atto del confrontarsi, dell’uscire fuori, non può essere un atto autogestito. L’Autore che si autopubblica rimane a mio modesto avviso nel suo micro mondo. Non sono da considerare i casi sporadici di chi dice che è partito tutto dall’auto pubblicazione.

 

A. Molti editor sono convinti che basti il loro intervento per rendere un libro mediocre un capolavoro, lei cosa ne pensa?

D. L’editor è una figura importante all’interno di una casa editrice come la nostra. Se è bravo può sicuramente avere un forte impatto su un libro e all’interno del processo di produzione e realizzazione del libro stesso. Ma se un libro è mediocre, secondo me resta tale. Se su un libro mediocre si attivano operazioni di marketing allora tutto cambia. In altre parole è il marketing che costruisce il mercato del testo, certo che un buon editor potrà renderlo accettabile, leggibile.

 

A. Oggi conta di più la capacità di vendersi o il talento?

D. Talento e capacità di vendersi rispondono a due logiche temporali diverse. La prima è a lungo termine, la seconda a breve termine. Il talento dura e si consolida nel tempo, nelle difficoltà e nella grande determinazione, la capacità di vendersi è quello a cui assistiamo oggi nell’80% dei casi letterari. Solo nel lungo termine, queste due rette parallele potrebbero coincidere, ma non sempre accade.

 

A. Tra tutti i generi letterari, quale secondo lei non deve mancare in un catalogo?

D. La  narrativa per noi è molto importante oggi, ma con attenzione seguiamo progetti legati al food, nello specifico abbiamo aperto un buon filone legato al cibo che cura.

 

A. Che consiglio può dare agli autori che vogliono pubblicare con una casa editrice?

D. Guardate bene il catalogo, studiate bene cosa fa la casa editrice, che tipo di rapporti intrattiene, che tipo di promozione fa , qual è la rete che gestisce, e i progetti che segue. Avere come abbiamo noi,  rapporti con Università, Centri di ricerca, aziende per le quali seguiamo progetti di Storytelling è indubbiamente segno di grande professionalità e affidabilità. Fatto questo passaggio in modo critico, invito tutti a fare il passaggio successivo e cioè valutare in modo onesto la propria determinazione e convinzione, se cioè l’esigenza di pubblicare è vera oppure risponde a velleità personali.

 

A. Come può un autore riconoscere una CE seria da una improvvisata?

D. In primo luogo una casa editrice per tutto quanto detto sopra, non deve chiedere soldi all’autore, questo è determinante, noi è la prima cosa che specifichiamo. Poi è fondamentale vedere il tipo di rapporti che l’Editore ha, la sua esposizione, la sua presenza, diffidate di chi non sta in trincea con voi. Inoltre credo che sia importante valutare la franchezza, diffiderei di chi promette la luna a portata di un salto, non è cosi, è un lavoro di squadra, un lavoro condiviso, un lavoro dove sicuramente ci saranno delle difficoltà, ma è un percorso molto bello, un passaggio che fa crescere e che non lascia mai come prima, questo è quello che facciamo noi.

 

A. L’etica che guida il vostro lavoro riassunta in una frase

D. L’etica è indubbiamente legata alla convinzione  che l’Editore e quindi la CE, con il proprio operato, con le proprie scelte può dare un contributo importante al miglioramento della consapevolezza collettiva. Dovrebbe essere un lavoro felice quello dell’Editore, in fondo ogni giorno si sveglia con lo stesso spirito dei cercatori, dei viaggiatori, dei visionari, dei sognatori, degli illusi consapevoli, dei pirati, cos’altro è o dovrebbe essere un Editore se non questo, prima di tutto, sopra ogni cosa è questo, e se non lo incontrate così, è un mercante, che va bene lo stesso, ma è come attraversare la vita e non vederne la meravigliosità.

La mia etica è questa, ed il mio sforzo quotidiano è mantenere fede a questo mio credo.

 

L’Editore

Domenico Capponi

 

 

Ringrazio Domenico Capponi per avermi accolta nel suo mondo, odoroso di inchiostro,  e per avermi  raccontato più da vicino la sua lotta per difendere il pensiero.

 

e per tutti i ragazzi e le ragazze

che difendono un libro, un libro vero

così belli a gridare nelle piazze

perché stanno uccidendo il pensiero

perché le idee sono come farfalle che non puoi togliergli le ali

perché le idee sono come le stelle che non le spengono i temporali

perché le idee sono voci di madre che credevano di avere perso

e sono come il sorriso di dio in questo sputo di universo

Roberto Vecchioni

 

 

 

 

 

 

 

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