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Sangue due volte rosso è un affresco favoloso e strabiliante che apre uno scorcio sul mistero.

E’ stata una lettura che ha stuzzicato profondamente corde neanche tanto segrete del mio animo, quelle che imbizzarrite e ribelli, si distaccano dalla mia formazione scientifica e si fanno abbracciare dalla passione per le leggende e per l’occulto.

Perché di questo il libro parla: il mitico e fondamentale mito della creazione umana che si rivolve nell’eterno scontro tra bene e male.

Due forze che si fronteggiano nei secoli, attraversando come un soffio, l’antichità, il medioevo e non disdegnano di danzare impunite nei tecnologici e affannati giorni del post-moderno.

E’ una storia che parte da lontano, dagli albori della genesi umana, quando un dio solitario e pieno di potenzialità decise di plasmare con un respiro non solo la realtà cosi come la conosciamo, ma l’uomo stesso.

E mentre accadeva il miracolo, mentre cresceva questa creatura fatta con qualcosa in più degli angeli e coronata di gloria e stelle, un altra divinità scomoda e stonata, fa capolino in questo atto creativo e forse profondamente ribelle: noi lo conosciamo come Satana, mentre gli gnostici lo nominavano L’arrogante, l’arconte, il perturbatore.

Ecco che dalla volontà monoteistica della mente, si torna a una sorta di dualismo necessario alla costruzione stessa dell’universo, quella che mette in moto energie contrarie che, appunto per questa stridente rivalità, creano Movimento.

Ed è il movimento che fa proseguire questa favola moderna chiamata vita, è questo contrasto, questo pericolo chiamato male o Apocalisse, che permette a noi di esercitare il più grande dono divino di ogni creatura: il libero arbitrio.

E il libro della Grieco, dietro il velo della storia e del fantastico, del magico e della tradizione, si svela cosa si cela dietro il libero arbitrio e cosa, in fondo, esso sia davvero.

E’ la capacità di scegliere che ci rende diversi da tante altre creature dominate dall’istinto. E’ il pensiero che riflette e che elabora costantemente i concetti di giusto e sbagliato, che ci fa essere cosi straordinari e cosi vicini e partecipi dell’essenza del Dio.

La conoscenza del bene e del male, cosi pericolosa e cosi terribile ci permette di abbracciare o ostacolare sia il progresso e l’ordine ( il bene) sia il caos e l’involuzione (il male). Spesso però, questo esercizio di volontà, ci appare inutile, come se fossimo scelti dal destino a compiere le gesta straordinarie dei protagonisti.

Essi sembrano rinnegare il concetto del libero arbitrio in quanto incarnazioni di eroi del passato. Ed ecco che questa strana linea di congiunzione tra il tempo che fu e il tempo che deve compiersi, scatena una domanda che non può non turbare gli animi: se io sono destinato al ruolo del salvatore del mondo, della nemesi dell’anticristo (poiché di quello il libro della Grieco parla) sono davvero libero di scegliere?

E cosi via in un susseguirsi si di accadimenti che hanno il profumo delle antiche narrazioni del passato ( le saghe celtiche o addirittura la queste du graal) ma che servono anche a delle riflessioni più profonde e pertinenti al nostro stato particolare: esseri che sono a metà tra il cielo e la terra, tra il vizio e la virtù, tra abisso e paradiso.

E questa dicotomia la rivediamo anche in questa libertà di scelta, che apapre quasi beffarda, e di facciata.

Del resto, riflettiamoci, , come può un predestinato essere libero?

La Grieco non risponde.

Ma suggerisce l’arcana risoluzione del quesito che riassumo con una famosa frase latina presente sulla porta Alchemica del marchese di Palombara

SI SEDES NON IS

 

scritta palindroma che si traduce con

 

(Se siedi non vai)

 

e da destra a sinistra

(Se non siedi vai).

 

E’ questo il segreto del libero arbitrio.

La capacità di muoversi, di dubitare, di non crogiolarsi nella stasi.

Si è salvi, si accetta la missione solo se ci si “muove, si si prosegue il cammino, se la mente elabora a ritmo forsennato, se si lasciano entrare i sogni che spingono verso il di-svelamento del mistero.

I protagonisti sono liberi proprio perché si spingono oltre i limiti.

Perchè le domande li angosciano.

Perchè si interrogano.

Persino gli adepti del male divengono stranamente redenti per la capacità di non fossilizzare la mente su cosa è necessario fare; il loro vero atto di ribellione e di salvezza è nel provare dolore, nel tentativo anche non attuato di ribellarsi alla costrizione del padrone. A riconoscere che, in fondo, un padrone li possiede.

Che nonostante il loro apparente si, sono e restano schiavi.

La maliarda in fondo, decide di amare.

Decide di bestemmiare il suo padrone.

Nel suo urlo contro il cielo sta la sua redenzione.

Perchè urlare, gettare fuori ogni scoria è la vera, unica purificazione che fa riconoscere che, in fondo, si è costretti a ingoiare un boccone troppo amaro, che il proprio organismo spirituale non riesce più ad assorbire.

Il prescelto dalle forze oscure è stanco e pieno di dubbi, si interroga, nonostante vada avanti con l’apparente azione.

Ma un’azione ancor più potente, quella della mente, rifiuta l’apertura del portale.

Gli eredi della mano camminano verso la luce della conoscenza, non sono certi di voler adempiere il loro destino eppure, simbolicamente, accendono la candela della gnosi.

In realtà, l’apertura della porta che permette al Maligno di entrare è già chiusa dal principio. Nel momento in cui una sola lacrima cade a terra e nutre quel dio che non è trascendente, ma immanente e profondamente vicino a noi, il maligno è già privato della sua oscurità e ridiventa luce.

Forse in questo libro, il vero atto salvifico è nel restituire a Satana, la sua essenza di luce semplicemente attraverso la compassione, e l’empatia che ci fa provare dolore.

Non a caso tutto si svolge in un momento festivo di rinascita solare, in cui si accoglie, nuovamente il portatore di luce.

Un libro intenso, ricco di immagini e suoni, che incanta e seduce, che ci mostra il sottile velo di comunicazione tra noi e dio, un velo che è cosi labile, cosi impalpabile da poter essere spostato con un solo soffio.

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