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Tra i generi di “innovazione”, diffusi grazie anche alle fiere, molti catalogano lo steampunk. Ma come per l’erotico spesso non si conoscono le linee guida di tale tipologia romanzesca ma soprattutto, cosa ancor più grave si accomuna questa categoria alla fantascienza, alla distopia e al romanzo ucronico.

Quindi nel mio possibile farò un po’ di ordine in un altro ingarbugliato caos.

Prima superficialità da smentire: lo steampunk non è un genere innovativo. Lo è come idea ma non come realtà. Eh sì miei cari. Avete già avuto (spero per voi) tra le mani pregiatissimi testi, li avrete letti, avrete sognato su essi, vi sarete innamorati, come me, di quelle strane atmosfera così distanti eppure così prossime a noi. Non ci credete?

E se vi nominassi Julius Verne? Conan Doyle? H. G. Wells?

Ecco che vi vedo saltare come grilli impazziti sulla comoda poltrona. Come Verne? Il classico Verne è uno steampunk? Certo miei carissimi germogli. Verne è il fondatore del genere. Dovete a lui e alla sua genialità quei libri magici. Dovete a Doyle e la sua eccentrica visione del mondo quelle rarefatte e a volte soffocanti atmosfere fatte di thè tramezzini al cetriolo e anacronismi.

Tra i libri precursori abbiamo infatti “Viaggio al centro della terra”, “Dalla terra alla luna”, “Ventimila leghe sotto i mari” ( o dolce Nautilus! ricordo di un infanzia felice!) “Robur il conquistatore”. Tutti ovviamente di Verne.

Poi possiamo annoverare il genio di Mark Twain “Un americano alla corte di re Artù”. O che dire del mio adorato Doyle con “il mondo perduto”?  Fino al genio di H. G Wells con la sua “Macchina del tempo”, “l’uomo invisibile”, “la guerra dei mondi” e “Le miniere di Re Salomone”.

Questi sono definiti padri o precursori di questo genere che ha poi dato vita a capolavori moderni come: “La notte di Morlock ” 1979 ( un seguito de La macchina del tempo) ad opera di K. W Jeter, “le porte di Anubis” di Tim Power 1983 (di cui ricordo anche il bellissimo horror vittoriano della “Tomba Proibita”) “Le macchine infernali” 1987 di K.W Jeter, “La macchina della realtà “1992 di William Gibson e Bruce Sterling ( interessante soprattutto perché spingono i progetti di Charles Babbage, fino alla creazione di computer meccanici nell’Inghilterra vittoriana) “lo Steampunk” 1995 di Paul de Filippo, la trilogia di Philip Phulman del 1995-2000 “Queste oscure materie”, “Fuoco nella polvere” 2001 e “Londra tra le fiamme” 2006 di Joe R Lansdale, la trilogia “Leviathan “2009-12 di Scott Westefield, “Alice nel paese delle vaporità “di Francesco Dimitri e “Steampunk Chronicles ” di Cindy Spencer Pape.

Ci sono poi libri che sono a cavallo tra la fantascienza con elementi di steampunk come “il tunnel negli abissi” di Harry Harrison un libro fondamentalmente ucronico con sfumature steam grazie alla presenza di macchine di Babbage in grado di fare calcoli relativi a viaggi orbitali. “Queen Victoria’s bomb” di Ronald Clark, “L’era dei diamanti” di Neal Stephenson ( caratteristico è l’ambiente neo vittoriano) e “the Peshawar Lancers” di S M Stirling.

Come avrete notato, visto so che siete dotati di un notevole acume e lungimiranza, rispetto al precedente articolo in cui delineavo i confini dell’erotico, in codesto ho iniziato parlando delle opere strutturate su una base chiamata appunto steampunk. Questo perché tale categoria come ho avuto modo di accennare precedentemente, gode di una indiscussa popolarità che, però, spesso lo confonde o lo accomuna o lo fa discendere (molto spesso considerandolo un derivato o un sottogenere) dalla più conosciuta fantascienza. Tanto che persino la nostra amata wikipedia fa dei suoi confini, cosi sottili e labili da rendere facile passare da un territorio all’altro, come se il territorio steam fosse semplicemente un foglio bianco da riscrivere ogni volta aggiungendo elementi disparati: ucronia, fantasy addirittura distopia, tanto da rendere molti dei romanzi un immenso minestrone spesso insipido e noioso.

Partendo dai loro eredi, partendo dai libri di genere, partendo anche dagli ultimi romanzi che considero al limite, con un piede nello steam e uno che viene strattonato da Asimov, cerco di tracciare delle importanti e necessarie delimitazioni che possano servire sia al lettore (se voglio comprare uno steam che sia steam, se invece sono un accanito consumatore di fantasy datemi un fantasy e viceversa) sia all’autore. Anzi fondamentalmente vi rivolgerò a ogni scrittore che voglia cimentarsi, per evitare a me e soprattutto a voi noiose lettura senza capo né coda che si perdono annaspando per collegare due identità diverse e che sono autoreferenziali: ossia solo l’autore ne capisce il senso, il significato e a volte il genere.

Ma il libro una volta pubblicato, non è più la vostra creatura o come dicono i fiammiferai di turno il vostro figlio. Diventa tesoro di tutti, patrimonio della letteratura, e di conseguenza del popolo. Diventa figlio di ogni lettore che lo legge, lo ama o lo rimprovera. Quindi non potete mai e sottolineo mai scrivere per voi stessi e poi pubblicarlo. Se scrivete per voi lo terrete nel dominio privato e segreto del vostro io. Quando lo elargite al mondo deve fare il suo lavoro ossia comunicare e non a voi stessi o a vostri fratelli di mente ma a tutti. Quindi guai a dire la mia creazione, o a usare espressioni di autocompiacimento, di autoesaltazione tanto da tacciare le giuste lamentale (credetemi alcuni libro NON SI CAPISCONO) come  gente incompetente. Se non azzeccate il genere, se non rendete coerente quello che avete nella testa con la parola scritta gli incompetenti (mi duole dirlo) siete voi.

Ora dopo la mia bacchettata iniziamo a analizzare questo benedetto steampunk. Quasi tutti definiscono lo steam come un filone di narrativa fantastica con varie sfumature (dal gotico all’horror) ambientato spesso nell’ottocento o nel periodo vittoriano descrivendo un mondo possibile ma al tempo stesso anacronistico, in cui prolifera una tecnologia avanzata basata sulla forza motrice del vapore (steam appunto) anziché dall’energia elettrica ( cosi come è avvenuto con la rivoluzione informatica) portando all’estremo i progetti del celebre Babbage.

Già da questa definizione, che molti considerano labile si trovano dei notevoli limiti del genere: ossia l’ambientazione, l’uso di una determinata tecnologia esistente spinta però verso limiti che, la società e l’Inghilterra tratteneva (spiegherò in seguito il motivo occulto dietro alla mentalità cosi discussa eppur così affascinante) e l’esistenza di reali progetti specifici portati avanti dal genio dell’epoca.

Chi era questo Babbage?

Charles Babbage, a cui lo steampunk deve la sua legittima creatività se non la sua esistenza, era un matematico, filosofo britannico nonché scienziato proto informatico che, per primo ebbe la straordinaria idea di creare un calcolatore programmabile. Tutto questo in un periodo specifico visto che tale genio nacque nel 1791 morendo nel 1871. Vi ricorda nulla questo arco temporale? Eh sì cari miei Babbage fu una delle figure di spicco della Londra, anzi dell’Inghilterra vittoriana approdando persino Udite udite! in Italia nel 1840 presentando nel secondo congresso degli scienziati italiani di Torino la sua straordinaria macchina analitica.

È questo progetto assieme alla macchine differenziale gli conferì un alone quasi magico, quasi irreale pari del suo grande predecessore Leonardo da Vinci. Uomini della storia che per uno strano caso genetico la sorpassavano finendo per ricreare il futuro nel presente.

E già qua notiamo la differenza sostanziale con la fantascienza classica: nello steam si limita la creatività all’esistenza ampliandone soltanto la diffusione, scavalcando quei limiti creativi che l’epoca doveva mantenere saldi: la creatività andava usata non per compiere voli pindarici superando i limiti consentiti (come per esempio farà Einstein e vi prego non chiedetemi perché) ma spingendo l’estro a uno sposalizio saldo e fedeltà con l’utilità immediata. Futuro si ma che sa un futuro non per il bene umano, per l’esaltazione del genio ma per un’immediata soddisfazione del bisogno.

Se lo steam si limita a inserire anacronismi nelle storie per esaltare la logica utilitaristica a discapito dell’oscurantismo magico religioso ( ne è un classico esempio Mark Twain con il suo un americano alla corte di re Artù) o al contrario usarlo per fomentare una critica della mentalità dell’epoca che, soggiace e pervade ancora una società strutturata ( esempio il libro di Alastor Maverik o LA Mely o addirittura “il mistero di Paradise road” di Pietro de Angelis) la fantascienza si spinge verso una riflessione filosofica illimitata che spinge le teorie scientifiche ad abbracciare un certo senso di sacralità della vita, spingendosi oltre e trascinando con se i limiti. Se lo steampunk si diletta a muoversi in un epoca a cui tutto sommato tiene, la fantascienza destruttura il conosciuto e si interessa all’impatto sociale, politico, umano e filosofico di teorie ribelli e profondamente sconvolgenti. (pensiamo cosa causò la teoria delle stringhe sulla nostra concezione del mondo bidimensionale)

Questi sono dei primi paletti: steam significa epoca vittoriana, significa introdurre elementi di anacronismo limitato, significa esaltare o al contrario criticare un’epoca e significa basarsi su progetti reali che possono essere spinti fino a un certo punto ossia la diffusione delle stesse. Badate bene non al superamento della tecnologia citata.

Infatti, Babbage ideò la sua macchina di calcolo dopo che si rese conto del notevole numero di errori delle tavole matematiche. La sua macchina doveva essere un aiuto e in incentivo all’aumento della produttività umana eliminando stanchezza e noia. Sembra infatti che il nostro Charles fosse influenzato da tre fattori

  1. avversione per il disordine
  2. familiarità con tavole logaritmiche
  3. e il lavoro sulle macchine portato avanti da Blaise Goffred Leibniz

 

Differente da Einstein che faceva del disordine il suo ispiratore e della fantasia la sua forza motrice.

Altro dettaglio. Nel testo “Il Tunnel degli abissi” (A translatlantic tunnel, hurrah) di Harry Harrison, in cui si citano calcoli astrusi per viaggi orbitali, (un libro che è definito fantascienza semi vittoriana con lievi influenze steampunk, badate bene non uno steampunk) troviamo dettagli per nulla campati in aria. Infatti nel 1824 Babbage vinse la medaglia d’oro della Royal Astronomical Society per la sua invenzione di una macchina per calcolare tavole matematiche astronomiche. Nulla di realmente fantasioso. Geniale si ma lontano dalla magnificenza quasi metafisica di Asimov.

Le macchine di Charles, antenate dei moderni computer, e la figura sospesa tra bizzarria e formalismo, risultarono cosi suggestive per alcuni scrittori, contemporanei e non che tentarono di raccontare il notevole progresso scientifico e industriale della loro amata patria ( perché per quanto fossero critici amavano davvero l’essenza inglese) elogiandolo in questi meravigliosi romanzi. E i romanzi dello steampunk moderni non sono da meno, essi nonostante vedano le pecche in quel periodo storico amano e esaltano quella logica ordinata che è un ristoro per cuore e mente in un’epoca che, gli storici, hanno carinamente ma realisticamente definito di disordine mondiale. Lo steampunk coniugando innovazione e rigore, logica e la creatività limitata da valori sociali, rappresentano una sorta di oasi in un deserto arido e spaventoso: la postmodernità. spesso apocalittica, spesso difficile da comprendere con lo steam può essere nuovamente classificata, resa intellegibile con la mente e soggetta anche alla possibilità di controllo.

Il termine, infatti, nasce alla dine deli anni ottanta coniata da KW Jeter che cercava una parola adatta per definire le opere di Tim Powers, di James Blavlock e per le proprie e che legassero in un modo quasi religioso (religio ossia legame) sia l’impostazione ottocentesca definita rigorosamente sia una certa velleità fantastica che fosse però lo ripeto lo sottolineo e ve lo tatuo in fronte, limitata all’esistente. Come esistente direte voi?

“La macchina della realtà” di Gibson e Sterling, ipotizza che la macchina analitica di Babbage non sia stata soltanto un progetto ma realmente costruita. il progetto esiste. Ma non venne mai eseguito per semplici disguidi tecnici tra cui noiose discussioni con i meccanici che eseguirono il progetto. e gli inevitabili tagli politici a un’idea interessante sicuramente ma che non sembrava produrre un beneficio immediato. Quello su cui puntava l’entourage politico dell’epoca. Come direte voi, non era un beneficio? No miei cari. Non per il tempo. Innanzitutto avrebbero dovuto ampliare il sistema scolastico specializzato. Secondo la diffusione dell’informazione non era, primaria per l’epoca. Il lavoro in certi luoghi era un compenso ottenibile abbracciando in toto le regole dell’élite al potere. La borghesia era ben accetta soltanto se conformata. Potete capire che, seppur i progetti aumentavano il prestigio di una nazione, la sua realizzazione cozzava contro un intero muro di limiti strutturali messi in campo per far sopravvivere, in accordo con i cambiamenti epocali, un intero settore elitario.

Quindi, al posto dell’enfatizzazione delle conquiste scientifiche, lo steam si concentra più sulla tecnologia (autentica o teorica) di una determinata era, non traendo da essa teorie che fossero di impatto distruttivo sugli assunti culturali di uno stato, di una compagine sociale e di una popolazione tenuta fuori dai centri del potere. Il tripudio dell’utilitarismo meccanico a discapito della necessaria destrutturazione ontologia che è alla base della tecnologia informatica o einsteiniana.

E, nonostante esistano steampunk che esplorano ambientazioni altre, esso è e resta un omaggio a una determinata fascia storica.

Perché proprio il vittoriano?

E’ facile da capirsi. L’epoca vittoriana ( e lo ripeto sottolineandolo) prende il nome dal lungo regno della Regina vittoria ossia dal 1837 al 1901. cosa aveva di così straordinario? Facile da raccontarlo: stabilità politica, floridità economica ed espansione commerciale e coloniale. Tra i pro. I contro sono evidenti, importanti soffocanti problemi sociali, quelli che lo sviluppo industriale porta sempre con se, visto la sua tendenza a sfaldare gli antichi legami della società rurale e contadina.

Siamo dunque agli albori della rivoluzione industriale. Le scoperte scientifiche modificano il mondo e la percezione dello stesso, cambiano ottiche, visuali e persino la concezione di sé stessi. La tecnologia fa il suo ingrasso trionfante nella società la cambia la rende più gestibile, migliora la qualità della vita e dà origine a un fantasmagorico ego. Le campagne si svuotano facendo emigrare i contadini nelle grandi città, pene di nascenti industrie con la segreta speranza di una vita migliore e perché no di un discreto avanzamento social economico. Gli artigiani si trasformano in operai grazie all’introduzione del telaio meccanico, perdendo la specializzazione e una certa tendenza alla segretezza così com’era tramandata dalle corporazioni. Non esiste più creatività ma una totale catena di montaggio. Le ferrovie mettono in comunicazione paesi prima isolati. La globalizzazione inizia il suo ingrasso nella società, che appare trasformata, ottimista e spinta dall’energia imbrigliabile del vapore.

Sistemi fognari di alto livello come quelli progettati da Bazalgette nel 1858. architetture strabilianti come quella di Charles Barry per il Palazzo di Westmister, la Grande esposizione universale di Londra che regalò al mondo la mostra delle più grandi innovazioni del secolo con lo spettacolare Crystal Place (un’enorme struttura modulare in ferro e vetro) erano i simboli vincenti di un epoca che, considerava tutto possibile, tutto raggiungibile con il lavoro di sperimentazione e di apprendimento dagli errori.

Fu questa l’epoca in cui la scienza divenne completamente formata con un aumento indiscusso della professionalità delle scienze universitarie. Molti dei gentiluomini dell’epoca si dedicarono allo studio della scienza naturali, non a caso questa fu l’età di Charles Darwin che pubblicò il suo saggio L’origine della specie nel 1859. Fu del 1837 lo sviluppo della fotografia perfezionata da William fox Talbott e attorno al 1900 nel regno unito erano già disponibili macchine fotografiche portatili. Il periodo suddetto vide anche la diffusione dei gas illuminanti che rischiaravano le notti cupe di strade, case e persino fabbriche.

E come non ricordare l’altra colonna dello steam dopo Babbage?

Il mitico Nikola Tesla? Immagino che tutti sappiate chi fosse. Il nostro buon Nik fu una ingneniere elettrico, inventore e fisico serbo naturalizzato statunitense nel 1891. Il suo lavoro, straordinario, fu una rivoluzione in numerosi campi grazie al suo studio sull’elettromagnetismo. I brevetti, il lavoro teorico formarono la base del moderno sistema elettrico a corrente alternata da ci derivarono i motori elettrici che contribuirono all’ingresso della seconda rivoluzione industriale (1856 e 1878). La sua fama in America fu anche ( d è la novità) diffusa tra il popolo tanto che, le sue invenzioni e le sua idee (oltre agli studi sui campi magnetici, sugli apparecchi elettromeccanici, cito anche una teoria del campo unificato e persino armi devastanti come quella sul raggio della morte del 1937).

Addirittura Tesla ipotizzò come le forze elettriche e elettromagnetiche potessero distorcere o addirittura modificare il tempo e lo spazio e si mise di impegno a studiare le procedure con le quale era possibile controllarle.

Fu da queste idee innovative che nacquero una serie di progetti che ci appaiono, oggi usciti direttamente da un romanzo di fantascienza, come la macchina per fotografare il pensiero. Tesla fu molto più avanti di Babbage, con una fantasia e creatività illimitata che lo pone come alieno nei confronti della mentalità del tempo. Ma al tempo stesso lo identifica come ispiratore, in parte, di questa corrente letteraria.

Come poteva lo steampunk non impiantarsi in quest’epoca straordinaria? §Fatta di speranza, di genialità ma anche di contrasti che rendevano, forse, più umana una tale ansia di progresso. Un progresso che serviva alla grandeur di una nazione e che però veniva necessariamente limitato alla finalità cosciente, al pragmatismo all’utilitarismo, senza che, questa creatività ingabbiata invadesse con la sua forza disgregatrice anche gli assunti culturali, i dettami e le consuetudini sociali necessarie alla sopravvivenza di un mondo fondato sulla gerarchia. L’epoca vittoriana seppe guidare innovazione e chiusura, bilanciandole e gestendole, evitando il crollo di atavici e sentiti pregiudizi.

La povertà accanto allo splendore delle innovazioni, dividevano la città in ambiti precisi: i bassifondi ( l’inferno) e la promessa che, il lavoro duro, l’accettazione di rigide regole sociali potevano garantire, un giorno un posto nel paradiso ossia i quartieri residenziali. Mera illusione, ma che consentiva un equilibrio approssimativo tra i due volti di una nazione che voleva brillare senza necessariamente destrutturare la sua visione egocentrica del mondo.

E il collante che teneva unito il tutto era la pruderie o la morale dell’epoca che rese famosi saggisti come Henry Mayhew che condannava i bassifondi per gli elevati eccessi di convivenza e coabitazione senza matrimonio. Era l’anatema quello di affogare in quel mare di caos amorale ed era lo stimolo che permetteva alle classi elevate di mantenere alti gli standard elevati di moralità personale. Contrati che autosostenevano una nazione che fu, volenti o nolenti il punto di partenza del progresso mondiale contemporaneo. lo storico Guido de Ruggiero sostenne che una delle basi che resero vincente la mentalità inglese di l’insularità. Questa determinò quel senso di sicurezza di autonomia e individualità che poté garantire una certa dipendenza del singolo di fronte allo stato. Pertanto la borghesia soprattutto e la nobiltà si sono potute sviluppare spesso fondendosi senza avere intralci di tipo monarchico. Ed è quest’atmosfera di sviluppo, seppur con elevate note stridenti, questo senso di responsabilità individuale, questa voglia di emergere, quel self governement che traspare e affascina nei racconti di steampunk e che fa del genere il degno rappresentate di un’epoca contrastata, criticata ma profondamente ammaliante per ciascuna anima libera

 

“ Secondo lei cosa rende speciale il nostro tempo? La rivoluzione del vapore direbbero molti che ci ha consentito di avere treni, metropolitane, piroscafi e fabbriche…Ma sbaglierebbero. Perché quella che ci appare come una rivoluzione non è altro che un risultato ovvero la punta visibile di un iceberg che affonda il suo corpo in un profondo oceano di tentativi ed errori. Le rivoluzioni sono simili a un fiore che sboccia le corolle si aprono laddove sembrava non esserci nulla ma in realtà prima della rosa che possiamo recidere e mettere in un vaso c’è stato prima un seme una foglia….ciò che rende speciale il nostro tempo non è altro che il lavoro. Il lavoro quotidiano di uomini che da questo tempo hanno preceduto e preparato…dietro i privilegi della nostra epoca non ci sono quadri o trattati di metafisica ma disegni tecnici e modelli o specificazioni. non ci sono geni che creano dal nulla, ricevendo una sorta di ‘ispirazione divina, ma lavoratori pragmatici e instancabili che si sono sforzati di perfezionare il lavoro di chi li aveva preceduti.”

Pietro de Angelis

 

Ecco lo spirito dello steampunk. Ecco cosa lo distingue dalla fantascienza e lo regala a noi in tutta la sua forza la sua venerabile bellezza anche dei limiti. Quei limiti che seppur accettati non freneranno mai l’innovazione.

Scrivere uno steampunk non è così semplice.

Non vi avvicinate se non possedete l’elogio della logica, la venerazione della mente che cade e impara dagli errori, e la convinzione profonda che, esiste uno schema per ogni cosa, uno schema perfetto, armonico. In quello schema voi non ignorerete o esalterete l’imperfezione. Semplicemente l’osserverete per poi decidere se eliminarla o usarla per creare un ingranaggio diverso dal progetto primario.

Lo Steampunk prima di essere scritto lo si ama. Con tutta l’anima.

 

 

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