“I forti uomini … con la gonna”. A cura di Alfredo Betocchi

 

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Una terra di aspre montagne, di valli verdeggianti e di laghi lunghissimi la conosciamo come Scozia, nome che ci proviene dalle fonti latine che lo derivavano a loro volta dall’antica popolazione degli Scoti, di origine irlandese.

Chi non ha mai visto un imponente scozzese nel suo splendido costume completo?

E’ uno spettacolo superbo e a volte divertente. A Firenze, le coppie scozzesi che vengono a sposarsi in Palazzo Vecchio si portano dietro amici e musicanti in perfetta tenuta pittoresca.

I gonnellini multicolori indossati dalla popolazione maschile della Scozia sono fatti di una stoffa di lana chiamata Tartan. Questa parola indica, in lingua gaelica, il modo di tessere i fili. Ogni filetto ordito viene passato sotto a due fili, saltandone ogni volta altre due. Lo stesso avviene per le trame. In questo modo i fili di diversi colori creano un disegno geometrico molto piacevole a vedersi.

Ogni regione, provincia o villaggio si vanta di tessere i fili in maniera originale, ma sempre con la stessa tecnica, ricavandone però un disegno dissimile per ogni luogo.

L’armatura del telaio usato per tessere il Tartan è detto “Saia”. Bisogna considerare anche il diverso tipo di lane e le molte tinte utilizzate.

I pezzi di stoffa così ottenuti vengono cuciti per ottenere il Kilt”, il tipico gonnellino scozzese. Non si conosce l’origine esatta dell’uso di tessere la lana di pecora in tale modo ma di sicuro ha origini molto antiche.

Il kilt originariamente era chiamato: “Feileadh Mor” ed era quello che le legioni romane che si avventuravano a nord del Vallo di Adriano, tra l’Inghilterra e la Scozia, vedevano indossare agli Scoti.

Questi barbari abitanti di una terra ancora più selvaggia, si dipingevano il corpo e il viso in maniera multicolore per terrorizzare i nemici e indossavano un tartan non cucito, lungo cinque metri, avvolto in vita, paludato su una spalla e stretto da una cintura di cuoio.

 

 

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Gli Scoti provenienti dall’Irlanda, avevano sottomesso la popolazione originaria dei Picti e ne avevano ereditato i costumi. Brandivano armi affilatissime e dovevano fare una grande impressione ai legionari romani quando attaccavano disordinatamente, urlando e agitando le lunghe lance e gli scudi di legno.

Il kilt, proprio a causa della sua lunghezza, poteva essere adattato per tutte le esigenze, garantendo agilità e mantenendo il calore, a seconda delle attività di cui si occupava la persona che lo indossava.

Di notte era usato come coperta; in italiano si usa il termine “plaid” che prende origine proprio da “feileadh”.

Dal medioevo sino alla metà del XIX secolo, i vari Tartan distinguevano aree geografiche diverse. Solo successivamente, al contrario di quello che si crede, i Tartan vennero a identificarsi con i Clan o tribù, ossia con le grandi famiglie nobili che abitavano i differenti Distretti.

Col passare dei secoli e il variare delle esigenze e delle attività, il kilt si trasformò, perdendo il drappeggio superiore per facilitare i movimenti di chi lo indossava.

La parte superiore, detta “plaid” o “sash”, fu utilizzata solo ai fini cerimoniali e aggiunta, non cucita, al kilt.

Gli scozzesi da sempre in competizione con le Contee settentrionali dell’Inghilterra e fieramente nazionalisti, entrarono in guerra contro la potente monarchia inglese.

 

Braveheart

 

Furono sottomessi alla corona britannica, dopo innumerevoli battaglie, nel 1707

tuttavia si ribellarono quasi subito e nel 1745, dopo la sanguinosa battaglia di Culloden, sconfitti di nuovo.

L’anno successivo, con “l’Act of Proscription” (che non traduco), il parlamento inglese vietò l’uso del tartan, per cercare di contrastare la rivolta dei clan.

Ovviamente, il decreto rimase lettera morta perciò, nel 1765, agli inglesi non rimase che adottarlo loro stessi per i Reggimenti delle Highlands (“le terre alte” ossia la Scozia).

Nel 1815, la Highland Society di Londra, sorta di ente governativo che si occupava della Scozia, chiese ai capiclan quale fosse il loro tartan. Da quell’anno, s’iniziò a stabilire un collegamento tra il clan e il suo tartan.

Furono registrati duecentocinquanta tartan diversi, poi il fenomeno si allargò e ogni provincia, villaggio, famiglia e capoclan adottò un disegno in numerose varianti.

Oggi si contano, secondo le diverse fonti, dai duemila ai settemila disegni ma solo sei/settecento sono quelli in commercio.

In Scozia si trovano delle bellissime carte del paese che riproducono le immagini dei tartan appartenenti alle principali famiglie scozzesi.

Oggi si fabbricano kilt scozzesi “moderni”, lunghi fino a otto metri, finemente cuciti in pieghe lasciate libere nel lato inferiore e unite insieme all’altezza della vita.

Vi sono tre principali categorie di kilt:

il “modern kilt”, in cui prevalgono i colori scuri di origine chimica

l’”ancient kilt”, che ha colori più delicati e chiari, per somigliare a quelli tradizionali

e il “muted kilt”, che è un misto tra i due precedenti stili.

Quello che non ho potuto appurare è, se sotto al kilt, gli scozzesi indossino alcunché!

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