“Solo la verità, 1832” di Octavia K. Sour, io me lo leggo editore. A cura di Alessandra Micheli

Solo la verità 1832- Octavia K Sour

 

Il libro di Octavia K. Sour appartiene di diritto e oserei dire con orgoglio alla meravigliosa schiera dei miei amati libri adolescenziali, quelli che si nutrivano di atmosfere eleganti eppure cosi intricati da dover svelare a noi assetati lettori i più arcani segreti.

E cosi le apprettanti situazioni tipiche di un età sognante ci aprivano solo il contorno che racchiudeva sicuramente un segreto cuore, pulsante di misteri e di segreti.

E cosi è solo la verità.

Nel primo volume assistiamo alle iniziali vicende, tipiche del vittoriano, della giovane LeeAnn divisa tra un amore fraterno che piano piano diviene altro.

I due affascinanti fratelli ombra e luce, la sentono da subito cosi fragile da doverla proteggere d è un quel rassicurante bozzolo che Ann cerca di diventare donna.

Ma non è facile se assieme a pane imburrato e adorabili tartine al crescione, ci si nutre ogni giorno del rancido lette dei segreti.

Perché in tutta la vicenda c’è un non detto che rompe la serena atmosfera di una quotidianità divenuta tale dal mio ossessivo leggere i vittoriani. Un periodo di contraddizioni che rivivono fortemente in quel libro.

Ann è lo spirito di chi resta compresso in una serie di convenzioni sociali che fanno del non detto, del disdicevole il loro mantra.

E con quella strana canzone nelle orecchie, Ann è la fata evanescente che fa innamorare i fratelli ma che al tempo stesso la allontana dalla realtà Non può esserci reale, né vero amore senza verità.

E la verità aleggia, fa capolino, dci seduce per poti negarsi perfidamente nelle ultime pagine, che restano sospese.

Aspetto sicuramente di leggere il seguito per donarvi una recensione più completa.

Ma.. Una cosa ci tengo a dirla e sottolinearla.

Il romanticismo e la bellissima empatia tra Ann e Lawrence resta quasi offuscata e racchiusa, nascosta in un atmosfera rarefatta e caliginosa. Perché mentre Terence, il fulgido dio Apollo sembra apparentemente il più solare, il più libero dei due fratelli dedito al piacere della vita.

In realtà a un occhi ottenuto lui è solo la catena che tiene la nostra Ann ancorata al terreno.

Le tarpa le ali, la fa vivere un amore che ci dona quasi un senso di claustrofobia e incompletezza.

E’ la consuetudine che si fa carne e decide di rapirle il cuore.

E Ann che non è affatto abituata alla libertà, che è sempre cresciuta all’ombra di un mistero, si accontenta.

Decide di percorrere una strada tracciata ma piena di nebbia, di perché e di troppi forse.

Mentre Lawrence, cosi ombroso e cosi schivo, rappresenta la meravigliosa libertà di essere, semplicemente se stessi, forse alieni da un certo buon vivere, da una accettazione totale della società, ma fondamentalmente più felice.

Perché tutt’uno con un anima da curare non da nascondere sotto il redingote da dandy.

Lee Ann saprà allora liberarsi dalle sue catene?

Potrà la verità donarle la vera indipendenza?

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