Il blog consiglia “Il respiro della pietra” di Antonio Messina. Da non perdere!

QUARTA DI COPERTINA

Il respiro della pietra è il respiro delle origini, delle radici, di una concretezza che rimane sola certezza a fronte della solitudine a cui il rapporto con il Tempo ci costringe: è l’odore delle cose familiari, dei frammenti di vita vissuta, di una dimensione dove la felicità era possibile e, soprattutto, era condivisa. Il respiro della pietra è un richiamo alle priorità, a ciò che è autentico, un recupero di emozioni e sentimenti che nella dimensione presente non trovano spazio, non trovano misura: la misura dell’appartenenza – così la definirei – ossia del legame con la parte più profonda di sé. Chi si racconta si affida al lettore: chi si svela toglie il mistero ad un percorso in cui l’identità è un album di fotografie a colori, lontano da artifici e da stereotipi; una forma di nudità – oserei – che corrisponde fuori ad una lunga ricerca interiore fatta di sofferenze, speranze, disillusioni, attese e molto altro: io sono un istante/uno spazio mancante (p. 27, INTERLUDIO)/un ritaglio di un sogno, conclude Messina, un frammento, una dimensione tanto minimale eppure tanto importante, qualcosa capace di fare una differenza sostanziale.

Quarantacinque testi per quarantacinque quadri, acquerelli su tela, pronti ad evocare emozioni e a circoscrivere anni di vita tra sfumature, numerosi toni di blu, qualche scia di giallo, interi versi tinti di grigio, e qualche petalo rosso sparso qua e là.

PRESENTAZIONE

Una poesia che si affida e che si fida del lettore. Una raccolta che raccoglie esperienze vissute e sofferte, che pone la figura dell’autore in dialogo con la memoria e con il presente, in un recupero che è interiore prima ancora che fisico, dove il ricordo prende forma per diventare altro, per staccarsi da un senso di appartenenza che non è e non può essere solo di Antonio. L’autore racconta di sé, semina briciole per suturare le ferite di un percorso ancora in divenire, costruisce ponti tra ricordi giovanili e miti -forse ideali- infranti.

L’emozione, tutta l’emozione, non spegne la consapevolezza che se nulla è come sembra, l’inganno dell’apparenza serve a percorrere fino alla fine il viaggio, pagare dazio per alti ideali, grandi aspettative, pur accettandone le conseguenze negative.

Un libro per tutti coloro che sanno ritagliare uno spazio ‘privato’ alla poesia, per chi le concede quasi una dimensione affettiva, quasi un tentativo di ritagliarsi una dimensione catartica dalle nostalgie, dalle ingiustizie dell’esistenza.

Non mi stupirei se questa prima raccolta avesse già gemmato una seconda puntata, un nuovo approdo, l’inizio di una nuova ricerca…non mi stupirei se questo odierno Ulisse volesse cercare, nonostante tutto, una nuova Itaca.

ILARIA DAZZI

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