“Il profumo della lavanda” di Viola Raffei. A cura di Alessandra Micheli

 

La prima volta che ho letto Viola ho subito pensato che aveva una sorta di luce interiore. Si scorgeva quasi da lontano, troppo ingabbiata nella trama di un romanzo che non era suo. Dall’imponente struttura quasi soffocante l’erotico, lungi dal celebrare una sensibilità rara, la ingabbiava in richieste che divenivano quasi una gabbia di seta. Perché l’erotico è cosi: è duro e schietto, privo di fronzoli e attento al lato più inquietante della vita, quello relativo non al sesso, come pensano i voyeur, ma alle costruzioni mentali e ai ruoli sociali che il nostro vivere ci impone.

Viola può raccontare la parte più scabrosa della nostra ipocrisia ma riesce, sicuramente grazie a un’esperienza di vita complicata e profonda, a raccontarci del percorso interiore e non esteriore per divenire persona. E questo percorso non può non incontrarsi con la scoperta di ciò che ci rende così straordinari e cosi assolutamente divini ed è l’amore. Nonostante un rifiuto quasi assoluto operato nei confronti di questo genere dal radical chic intellettualoide di turno, l’amore e quindi il rosa, è e resta uno dei fondamenti della civiltà. Il problema, quindi, non è il genere ma il modo in cui esso viene rappresentato dalla nostra percezione; ossia banale, scontato, pieno di stereotipi, e di orridi messaggi.

Ma non è così.

L’amore è un sentimento universale, il motore della nostra vita, il senso e spesso il significato di ogni nostro percorso. Dall’amore nasciamo all’amore torniamo. L’amore è passione e ci guida attraverso l’intricato bosco della psiche, alla ricerca di sogni, di ideali, di idee che divengono eterne. Per chi crede, ma anche per chi non crede, questo passo empatico è di fondamentale importanza per maturare una coscienza in grado di sconfiggere le tenebre dell’ignoto, impedendogli che si trasformi in ignoranza. E si sa, l’ignoranza è madre di ogni vizio e di ogni orrore. Se dessimo più spazio all’amore, quello vero, quello fatto di compassione, sicuramente tante tragedie, tante tentazioni non avrebbero più ragione di esistere e si dissolverebbero come neve al sole.

Ecco state attente voi scrittrici di rosa. Avete un patrimonio immenso da distribuire alle vecchie come alle nuove generazioni. Un dono inestimabile laddove raccontare che, il terreno sassoso che ferisce i piedi, sia in realtà l’unico che valga la pena di percorrere, nonostante il dolore, nonostante le piaghe, come a ricordarci che dietro la misericordia esiste sì la colonna del rigore, per educarci all’immensità di quel sentimento che ricerchiamo  costantemente e incessantemente.

E Viola sa quale responsabilità si cela nella sua penna e pertanto, armata di un’etica sana e di una volontà ferrea, si impegna a raccontarci la sua visione del mondo, ma soprattutto ci porta a scoprire assieme cosa accade quando il mondo incantato delle nostre fantasie si scontra con la realtà dolorosa della perdita.  E la storia di Sophie (non è un caso il suo nome) inizia con la delusione più grande ( non voglio spoilerare) capace di demolire, non solo ogni certezza ma ogni aspettativa, insomma distrugge la percezione di quel mondo rassicurante e benevolo. Ecco il disastro. Quello che ci pone di fronte al bivio che ci fa domandare se, tutta questa distruzione ha un senso, ha un significato o è solo malasorte:

 

Il mio mondo crolla, le mie certezze si sgretolano e in quel preciso istante il

mio cuore si lacera.

 

Sono momenti vissuti da tutti, momenti in cui ci si sente perduti e sperduti, in cui si deve scegliere se abbattersi o continuare a sognare. Miliardi di libri si sono interrogati sul senso profondo di questi momenti di cesura, passando dal nichilismo sfrenato della vita come dolore, alla speranza new age di una possibile redenzione. Viola dà una risposta piena di poesia e di verità semplici quelle che hanno il profumo della lavanda e che riassumo con le parole di un altro grande saggio della letteratura Paulo Coelho:

 

ogni volta che mi sentivo completamente padrone della situazione, capitava qualcosa che mi faceva crollare. Allora mi domandavo perché? Sarò forse condannato ad arrivare sempre vicino, ma senza oltrepassare mai la linea dell’arrivo? e Dio può essere tanto crudele da farmi intravedere le palme all’orizzonte, solo per farmi morire di sete in mezzo al deserto? Mi ci è voluto del tempo per capire che non era così. Ci sono cose che vengono poste nella nostra vita per ricondurci al vero cammino della nostra Leggenda personale. altre si presentano per darci la possibilità di mettere in pratica quanto abbiamo appreso. E altre sopraggiungono per darci un insegnamento.

 

E leggete le parole di viola nel descrivere il bivio a cui la dolce Sophie si trova:

stai affrontando una situazione dal punto di vista sbagliato, non stai prendendo la cosa con il giusto equilibrio, il giusto atteggiamento…sei consapevole che non stai vivendo qualcosa come dovresti? Diciamo che un atteggiamento o una situazione che all’inizio ti può sembrare sfavorevole e difficile, è in realtà il mezzo per raggiungere l’obiettivo finale, tutte le rinunce e le sofferenze che hai patito verranno ricompensate.

 

Ecco cosa accade quando si perde tutto. Si sa, nel profondo che bisogna ricostruire, ma si pensa alla ricostruzione non come l’opportunità che una vita o una divinità benevola ci porge, ma come una sorta di rassegnazione, un piccolo patetico rimborso per tanto dolore.

Perché la vita, dunque, rade al suolo i nostri sogni?

Ecco la risposta.

In realtà il destino o dir si voglia non annienta i nostri sogni ma semplicemente li depura da ogni scorie, da ogni aspettativa errata, perché il sogno e la fiaba non sono come il mondo ci vuole far credere. Sophie è idealista, sognatrice, ama in modo sviscerale la favola con il lieto fine. E pensa che in questo bucolico contesto, fatto di uccellini e di canti gorgoglianti, non ci sia posto per la devastazione.

Nulla di più errato.

Chiunque ami le fiabe, e le ami davvero, è palese l’errore ontologico in cui incappiamo cercando di renderle vive e parti di noi:  la fiaba non è quella bella pagina eterea e immacolata che vogliamo credere. La fiaba racconta sempre come si reagisce a una perdita, al male, alla violenza, all’ombra. Cenerentola non era affatto felice. Biancaneve rischia la vita. Raperonzolo è una donna imprigionata. Pelle d’asino sfugge alla perdizione. Insomma ogni vera eroina che desidera il lieto fine se lo deve sudare. E infatti la fiaba è un percorso evolutivo o se vogliamo di formazione che semplicemente, attraverso il dolore, insegna come vivere, come amare, come perdonare o come semplicemente sconfiggere il male.

Ogni storia, e la fiaba ce lo insegna, inizierà davvero soltanto con la perdita. Perdita di una sicurezza, perdita di se stesse (ricordo la bellissima fiaba la fanciulla senza mani, il prototipo della nostra Sophie) perdita di un sogno. Ma in cambio ritrova qualcosa di più ampio: l’amore prima per sé stessa e poi per l’altro che la completerà e la renderà donna. Sophie è una ragazzina che attraverserà tutte le fasi della vera crescita: lutto, oblio, recupero dei mille pezzi, scelta e finalmente la rinascita.

E per ottenere questo dono deve combattere con pregiudizi, con i cliché e con la stessa sua resistenza che non le fa comprendere come, per i veri sogni, si debba lottare, per esserne degni. Comprende che l’amore ha bisogno di passione, ha bisogno di magia e non di materialismo. Impara che può accontentarsi ma che, per essere coerente, con la sua anima deve poter sfiorare il cielo, perché il cielo è e sarà sempre la nostra vera casa. Imparerà a distinguere tra un amore tiepido e un amore che le cura l’anima. E semplicemente imparerà che:

 

L’amore non deve implorare e nemmeno

pretendere, l’amore deve avere la forza di

diventare certezza dentro di sé. Allora non è più

trascinato, ma trascina. 

 

Fino a che non lascerà dietro di sé ogni sua interpretazione della realtà non potrà essere felice. E tra queste la erronea differenziazione degli esseri umani in categorie di genere quelle con cui ci hanno allevate e che ci fa dire che la passione sia il machismo esagerato del bellone di turno, che seppur ama non riesce semplicemente a toccare le corde segrete del tuo io.

E’ la connessione empatica (la capacità di parlare attraverso i simboli  i fiori) la volontà di vederti crescere e brillare, il silenzio, la bellezza del pianto di un uomo, la sensibilità la responsabilità che riesce a creare il vero amore.

Tutto il resto è eccitazione, luci colorate, ma non è il sentimento che per secoli ha illuminato le menti dei poeti. Ecco: il luogo comune in Viola si distrugge. A “vincere” non è il bello e dannato, il conquistatore che domina la donna, ma il poeta che ama i fiori e parla sussurrandoci, che profuma di lavanda. La lavanda è il fiore magico per eccellenza, il vero fiore che simboleggia l’amore sacro: ossia è capace di guidarci verso gli stadi superiori di coscienza grazie alla sua capacità di attirare energie esterne favorevoli, depurandoci dalle negatività.

Ed è questo il dono del sentimento per eccellenza:

 

“L’Amore non è una passione. L’Amore non è una emozione. L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa. Qualcuno ti rende un cerchio perfetto; la presenza dell’altro rinforza la tua presenza.”

Osho

 

Il vero amore semplicemente dice queste parole

passerò il resto della mia vita a farti sentire una regina, ogni singolo istante. 

 

Ecco noi siamo regine.

Non oggetti.

Non status symbol.

Non siamo solo un corpo.

Non siamo solo una preda o una conquista.

Siamo regine e dobbiamo donare la nostra sovranità soltanto ai più degni.

E forse, il libro di Viola, finalmente darà questo messaggio a tutte noi.

Siamo regine. E

il nostro posto è quello di governare il nostro regno su un trono, che sicuramente non sarà mai quello di Maria de Filippi, in mezzo alle luci sfavillanti di un reality.

Ma sarà quello di un immenso, estatico campo di lavanda.

 

“La Cattedrale di Jasper” di Cristiano Pedrini. A cura di Raffaella Francesca Caretto

La Cattedrale di Jasper” è un invito a guardare oltre, a non fermarsi alle apparenze o al momento, ma spinge ad andare avanti, ad aprirsi e a superare quelle remore con cui giustifichiamo le nostre paure, le nostre maschere, per poter guardare con altri occhi, o attraverso gli occhi di altri, ciò che non riusciamo a vedere con chiarezza …forse come siamo,  o ciò che desideriamo e non abbiamo il coraggio di agguantare, anche quando riconosciamo chi ci pone nella situazione di mettere in gioco i nostri sentimenti.

Ma “La Cattedrale di Jasper” non è solo una storia d’amore, come ci si potrebbe aspettare da un romanzo rosa; di fatto, qui siamo di fronte a un romanzo di narrativa contemporanea che di base è un romance, ma che tocca anche temi importanti e attuali. Non parlo solo dell’omofobia, ma anche di una sorta di bullismo che uno dei protagonisti, ossia Jasper, un giovane inglese in Italia per studiare all’università, subisce da suoi coetanei, colleghi universitari; situazione che lo  induce a vivere quasi ai margini, isolandosi, cercando quasi di essere invisibile, pur mantenendo la sua dignità e la sua indipendenza

 

[…la sua flemma, quei movimenti misurati sembravano racchiuderlo in un alone che aveva il potere di estraniarlo da quel contesto… ]

[…Per molti la dignità era qualcosa che credevano di aver barattato per sempre con l’idea di poter essere semplicemente notati e aiutati. ]

 

come pure quella sorta di contegno, quasi una forma di controllo che mantiene in alcune conversazioni con Federico, l’altro protagonista, il quale a sua volta gli dimostra una forma di interesse che va oltre il semplice affetto, ma che si esprime anche con una volontà di accudimento nei confronti del ragazzo che è amore.

 

[« e tu come te la passi»?Federico sprofondò nella comoda poltrona di pelle, sorridendo nell’udire quella domanda. Era il classico modo che Jasper utilizzava per sviare le sue attenzioni, come se dovesse necessariamente cercare di compensare il riguardo che sentiva sempre trasparire dalle parole di Federico. ]

 

E da qui in poi entrano in gioco anche altri personaggi del libro, attori forse secondari ma ben delineati e caratterizzanti la storia; legati a Federico in modo differente, questi personaggi cercano di far cadere la corazza emotiva del giovane, aiutandolo così a dipanare quella confusione creata dalle sue incertezze e insicurezze verso una relazione che lo spaventa. Federico è cosciente di amare Jasper, ma c’è qualcosa che lo frena…un senso di pudore, forse, che gli impedisce di vivere appieno questa storia e che lo fa dubitare, non dei suoi sentimenti, ma la paura di far soffrire Jasper, e forse non solo lui.

 

[Quel senso di pudore… che lo aveva paralizzato da quando si era ritrovato davanti a Jasper – non lo aveva più abbandonato, nonostante riuscisse a nasconderlo…

“Che diavolo ti è venuto in mente…”

Ma cosa avrebbe potuto fare di diverso? ]

[… per Federico rimettere in ordine la confusione che imperava incontrollata nei suoi pensieri era una priorità che non poteva né voleva ignorare.]

[ “Chi sei davvero Jasper Wales? Possibile che tu sia così reale?” , si chiese l’uomo che non riusciva a distogliere lo sguardo da lui… ]

[ Federico sapeva bene che il loro rapporto non era quello che entrambi avrebbero voluto e in un certo senso il suo distacco era inevitabile. In fondo, sarebbe stato facile poterlo abbandonare e lasciarlo percorrere la sua vita spinto dalla sua giovinezza, dalla sua vitalità, da un presente appagante e solido. Verso un futuro che non contemplasse la sua presenza, che avrebbe invece creato solo difficoltà a entrambi. ]

 

Federico è un uomo di successo, un uomo dalle molte doti, che sa ciò che vuole e lo ottiene; è un uomo sicuro di sé, vincente, e nulla traspare del suo privato agli occhi dei suoi collaboratori, se non all’unica persona a cui ha confidato di Jasper.

[…sentendo la confusione imperante nella sua testa e incapace di rimettere ordine all’irrazionalità che lo aveva pervaso, credeva fosse la soluzione più giusta quella di confidarsi con qualcuno e solo allora, guardandosi attorno si era reso conto che non c’era nessuno con cui poterlo fare…

Nessuno tranne Laura. ]

 

Laura è la sua segretaria esecutiva, ma non è solo una collaboratrice, è una persona di fiducia.  Zelante sul lavoro e molto discreta, Laura però non si trattiene dal bacchettare Federico, quando si tratta di Jasper e quindi della felicità dello stesso Federico.

 

[«Non può permettersi di voler bene a qualcuno che invece adora alla follia e che la costringe a rimanere rinchiuso solo in quella prigione fredda» osservò  Laura, alzando di poco il tono di voce.

“Il tono solito di Laura. Lo stesso che spesso sembra più perentorio che mai”, pensò Federico cercando di comprendere come … sapesse esprimere, con la sola voce, una maestria così netta nel mettere all’angolo chi aveva di fronte. ]

[«Lei è solo accecato dall’egoismo e della paura!»]

 

Durante l’intera narrazione si è coinvolti dai dialoghi dei personaggi, che rendono la storia vivace e mai noiosa; ma anche dalle loro descrizioni così particolareggiate da focalizzare quasi immediatamente le varie figure, come ad esempio lo stesso Jasper, nella descrizione di Federico la prima volta che lo ha incontrato vis-à-vis

 

[occhi dolci e comprensivi dello stesso colore delle nocciole

folti capelli castani che tentavano di incutere, con quel taglio, un segno improbabile della sua ribellione

labbra piene che con quel tono rosato riuscivano a stuzzicare le sue fantasie]

 

oppure Laura, o anche la signora Elena.

Ma, durate tutta la lettura di questo romanzo, veniamo catapultati nei vissuti dei protagonisti e nei momenti descritti dall’autore, che siano gli incontri e gli scontri tra i due attori principali, Jasper e Federico o le interazioni con altri personaggi presenti nella storia e che contribuiscono a dar corpo alle vicissitudini in cui sono coinvolti i nostri protagonisti, anche le più laceranti, uno schiaffo alla modernità della società odierna che non dovrebbe vivere le diversità nella paura ma come una normalità che può solo creare arricchimento sociale e umano.

 

[Hanno calpestato il suo innato desiderio di voler essere parte di qualcosa di unico, di amare ed essere amato… quella sua semplicità nel credere che l’amore sia sempre casto e disinteressato]

 

Vivaci e realistiche le descrizioni dei personaggi si è detto, ma anche i luoghi in cui si svolge la storia

Siamo a Milano, città metropolitana coi suoi contrasti e le sue imperfezioni. Questa città così caotica e frenetica, moderna nei suoi palazzi dei quartieri finanziari e nelle sue strade fa da sfondo a questa storia

 

[Un mondo che in pochi anni aveva trasformato radicalmente quella parte di Milano.Un quartiere che racchiuso tra Porta Garibaldi, Porta Nuova e via Gioia aveva reso la capitale degli affari del Paese un gioiello d’architettura, innalzando quelle immense torri d’avorio e racchiudendole – come a voler compensare la loro imponente presenza – in uno smeraldo verde rappresentato dai giardini di Porta Nuova.]

 

Ben caratterizzate anche le immagini  delle ambientazioni

Ma essenziale anche la descrizione del legame di Jasper alla sua terra e alle sue origini…

Jasper contempla quello che lo lega alla sua famiglia e condivide il momento con Federico  attraverso la descrizione del suo monile, un bracciale d’argento donatogli dalla nonna e arricchito da un pendente raffigurante un diavoletto malvagio chiamato Imp, raccontandogli la leggenda legata alla cattedrale della sua città, la Cattedrale di Lincoln, e ne mostra le immagini sul tablet.

Durante le loro confidenze, Federico non manca di lasciare consigli al ragazzo, a volte pungenti e quasi mossi a critica.  Le parole sono il frutto del nostro intimo, ma spesso possono essere usate in modo inappropriato, e definire situazioni a dir poco spiacevoli, instillando avverse emozioni e risvolti. Forse anche in questo è la diversità tra i due, ed è tale da rendere Federico dubbioso nei confronti di un rapporto con tante differenze, partendo da quelle anagrafiche e scivolando verso quelle caratteriali e culturali.

Ma la storia si muove in armonia con le vicende narrate e apre nuove prospettive anche per il rapporto dei due protagonisti, e che a mio parere è pienamente rappresentato da una frase che permea l’intera narrazione e ne è rappresentativa

 

Perché limitarci a esplorare una piccola parte del mondo

quando abbiamo un universo in attesa davanti a noi

 

Di fatto in questo romanzo breve si ha la possibilità di confrontarsi con un caleidoscopio di emozioni e di contrasti, mettendo in risalto insicurezze, sentimenti inespressi, paure profonde…che conducono a un percorso votato all’autoconsapevolezza e determinazione verso il raggiungimento della felicità tanto anelata.

 Io ho potuto godere di una lettura senza artifici e con un linguaggio fluente, scorrevole e veloce, ma mai banale perché rappresentante di uno spaccato che mette in luce non solo la vita di persone comuni ma anche problematiche forti e tangibili come l’intolleranza. Ho letto questo libro con curiosità perché oltre alla sua delicatezza, ciò che mi ha colpita, a prescindere dalla storia d’amore che lo caratterizza come romanzo rosa, è il coinvolgimento per quegli aspetti che lo rendono un racconto che si apre a ventaglio su uno spaccato di vita in cui emergono crude realtà.

La trama è ben strutturata, il linguaggio è senza fronzoli ma ricco e scorrevole, la lettura procede con un buono il ritmo, infatti si fa leggere tutto d’ un fiato. I capitoli sono veloci, ci propongono momenti e scorci dei vari personaggi dando un giusto ritmo alla narrazione.

E’ un romanzo che ritengo adatto ad ogni lettore, anche a chi non apprezza il genere, perché la storia può anche essere rappresentativa di un amore etero in cui ci possono essere risvolti simili, con l’evoluzione e la crescita dei personaggi nelle vicende narrate.

Una mia considerazione finale: l’amore, l’affetto hanno la capacità di guarire gli animi feriti?

Ci guida verso la riscoperta di noi stessi?

Dobbiamo osare, tentare?

O è più comodo rimanere in quella zona comfort, quella nicchia che ci costruiamo come un guscio per difenderci?

Mi piace rispondere riproponendo una frase :

 

E se vale la pena rischiare, io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore

(cit. E. Guevara de la Serna, detto Che Guevara)

Buona Lettura.